Verme

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vascaSono giorni che mi alzo privo di spina dorsale, anche se a ben pensare ho alle spalle un’esistenza che potrebbe giurare di avermi visto nascere vermiforme. Sono più verme del solito. Mi libero delle coperte e avanzo nella nebbia oculare fino in cucina, alla ricerca di un tozzo di pane per rimpinzarmi lo stomaco. Questo sembra essersi svegliato una decina di minuti prima del sottoscritto e non accusa il peso dell’inutilità. Beato lui. Allo stronzo gliela farò pagare. Ho la schiena curva. Più del solito. Diciamo che sono uno di quei ragazzi che apprezzano i pavimenti. Piastrelle, sampietrini, parquet, riesco a cogliere ogni graffio o crepa o sassolino, e evito le merde. Ci sono sempre dei vantaggi. La schiena la tengo curva dal giorno in cui il professore di fisica ci spiegò che l’aria ha un peso, e che sopra di noi ce n’é un’enorme colonna. Sono un ragazzo facilmente impressionabile e difficilmente guarisco dalle mie paranoie. A me tutta quell’aria pesa. 

Gli avvoltoi d’appartamento si sono ripuliti perfino le briciole del cadavere del pane della sera prima. Per fortuna la tavola è ancora imbandita. Lo stronzo avrà ciò che si merita. Guardo l’ora giusto per sentirmi più figo per quello che sto per fare. Sette e quarantasette: il pollo in salsa agrodolce raggiunge lo stomaco con della caldissima e sgasata birra cinese. La prossima volta sai a che ora ti devi svegliare, stronzo.

Un’altra inutile giornata all’orizzonte. Piove sicuro, il mio umore è grigio, percepisco la pioggia. Alzo le persiane e una dannatissima luce invade la stanza, un cielo limpido, terso e di un azzurro che non si vedeva da tempo. Quanto mi fa incazzare tutto questo.

Sono triste. In questi giorni non ho fatto altro che essere di pessimo umore e piangermi addosso, un continuo veder tutto nero, tutto andare storto; tutto senza una via d’uscita o un rimedio. Un piagnucolante verme capace di spacciare la propria tristezza per depressione. Oggi quella fase è finita. Una fase ne segue un’altra, senza ragione alcuna, una bella ne segue una brutta in un moto continuo di sali e scendi, sinuoso, ondulato, vermiforme. Sono sempre fasi le storie della mia vita.

Non so se sono mai stato depresso. Non riesco veramente a capire dove stia la linea che ne marca il confine con gli altri stati emotivi. Ho parlato con della gente che dice di essere depressa. Dicono tutti che loro lo sono e che nessuno può capirli perchè non hanno mai trovato qualcuno veramente depresso. Molti di questi si conoscono. Fanno a gara a chi è il più depresso. A questo punto non credo di esserlo mai stato. Direi molto triste, ho pensato al suicidio, ma depresso no. Ho pensato che togliermi la vita sia la cosa più giusta da fare. Subito dopo aver steso il bucato. Mi da’ pensiero abbandonare dei panni puliti all’interno di una lavatrice. Non lo trovo un bel modo di andarsene. Questa luce mi abbaglia e mi inquieta. Doveva esserci brutto tempo, così dicevano, una perturbazione da nord, freddo e pioggia; e invece, sole. Devo andare a fare la pipì o forse devo vomitare, forse il pollo non era di ieri sera, forse è solo il disgusto per questa bella giornata; probabilmente devo solo fare la pipì e me la sto raccontando. Mi piace ingrassare i racconti della mia vita. Se strisciare non comportasse una compressione della vescica lo starei facendo, sarebbe anche il mio turno delle pulizie, ci sarà tempo; probabilmente no. 

Non ho nemmeno le forze per pisciare in piedi. Che verme che sono diventato. Sono seduto sulla tavoletta e guardo alla mia destra. Caterina, la mia coinquilina, è dentro la vasca, non me ne ero accorto, credo che stia dormendo, so che è lei per il tatuaggio sulla pianta del piede, che cazzo di posto per un tatuaggio, però è un bel piede, mi eccita, mi tocco. Tiro lo sciacquone che sono ancora seduto e mi si schizza il culo, spero di acqua pulita, è quello che mi dico, non mi ero accorto del cellulare attaccato con lo scotch al soffione. Quando guardo nella vasca non provo alcuna reazione, mi sto ancora toccando, speravo che se si fosse svegliata e mi avesse visto avremmo potuto combinare qualcosa, invece continuo a toccarmi e vengo. Le vengo addosso, ma il mio sperma si perde nel sangue che le è fuoriuscito dalle vene. 

Me ne torno in cucina e sul frigo vedo un biglietto di Caterina, scrive che ora sarà la ragazza più vista su instagram, penso che fuori c’è il sole e ci doveva essere pioggia, Caterina non sembrava come me o i miei amici, ricordo che rideva tantissimo, questa luce mi da’ la nausea, una bella pioggia come si deve, di quelle tristi, invece sole e caldo, Caterina nella vasca non è come sarebbero i miei amici depressi nelle sue condizioni, rideva, ieri rideva sicuro, era anche bella, ieri non pioveva, il cinese era del giorno prima, quel giorno pioveva, ce lo aveva portato Caterina, era tutta bagnata, le si vedevano i capezzoli.

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