Orfani – Dubbi sulle nuove generazioni

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kingfowleysolo

“È colpa sua mi capisce?”

“M.”

“Se non fosse stato per il suo comportamento ora io e mia figlia avremmo un rapporto sano e sincero di pura complicità femminile. Ma lui ha dovuto fare di testa sua. Ha dovuto seguire il suo istinto. Ha voluto una puttana più giovane. “

“M.”

“Io posso capire di non essere una persona facile da gestire, ma brutto stronzo, TU mi hai scelto e tu mi DEVI sopportare! Voglio dire, mia figlia ora mi odia. Quella stronza pensa di essere più furba di me. Non succhia ancora i cazzi. Lo agita ai suoi compagni, fuma e fa vedere tette e culo”

“M.”

“Lei è bravo a dire – M. – La pago per i – M. ?- o perchè mi possa aiutare a salvare il rapporto con quella snaturata di una figlia che mi ritrovo? E detto tra noi, il mio sospetto è che faccia così perché è metà figlia di suo padre”

“Vede, la realtà è che penso di aver vinto alla lotteria. Ho il lavoro più bello del mondo: ascolto troie infagottate che si trombano bavosi mariti con il cazzo in tiro grazie alla raggiante piccola pillola blu e che mi pagano fior di quattrini convinte che possa fare davvero qualcosa per i loro futili inesistenti problemi. La vera bellezza risiede nel sapere di essere impotente difronte a cotanta problematica ignoranza e che qualsiasi cosa dica le entrerà da quell’orecchio per attraversare,senza fatica alcuna, l’anticamera del cervello, per fuoriuscire illesa dall’orefizio che più le aggrada. Ma questo a lei non importa una sega, e appena le dirò che fa bene a crucciarsi di questa situazione, che il suo ex-lui dovrà pagare per il male che le ha arrecato, che la situazione con la figlia non potrà che migliorare con il passare dell’adolescenza, allora mi farà un grosso sorriso a doppia coppa D e prenderemo il prossimo appuntamento”

“Si rende conto di aver pronunciato tutto ciò ad alta voce?”

“Perfettamente. Ha una bella scollatura.”

“Grazie. Ma lei ha dell’incredibile…”

“E lei non succhia i cazzi. Prenda appuntamento con la mia segretaria e faccia del bene a sua figlia lasciandola in pace. Hai capito ragazzina? Scappa da questo cesso di madre. Fatti la tua vita”

“Matrigna”

“Non è tua madre?”

“È come se lo fossi”

“Ma non lo sei”

“Signora. Lei è Troia dentro”

Io lo dico, semmai fingessi una laurea in psicologia, risponderei così.

Sono i genitori moderni il vero problema. Quelli che sono giovani dentro, ma che non sono mai stati giovani alla giusta età; e anche quelli che hanno avuto la pappa pronta, rendendosi conto troppo tardi che il mondo è cattivo; e che in risposta si chiudono a chioccia in un generico: “Hehe… Tìo Can! Semo ‘en de la merda! Ma ciò che conta è apparire” (Successe a Fatima, ma l’erba era buona, e fu un altro apparire)

Inorridisco davanti a scenate al limite del socialmente disutile e mi tocca fare paragoni, ahimè con la letteratura di tempi andati. Con Verga, che pace all’anima sua, odio. Con il 1860. L’Italia si stava per fare. Gli stati stavano cadendo per unirsi al regno sabaudo. Vuoi grazie a mille giubbe rosse, vuoi per pleibiscito gentilmente concesso da Napoleone III, vuoi perchè ce siamo cagati er cazzo di non essere uno stato big gigant, alla fine nel 1861 facemmo l’Italia per grazia di Dio e volontà della nazione. (Anche se c’erano un po’ de buchi qua e là).

Erano altri tempi, vero, e di acqua sotto i ponti ne passa e mai la stessa, ma come diceva mio nonno: “Il ponte sempre lì sta, son diversi i coglioni che lo attraversano e allora a volte po’ sembrà un ponte demmerda.”

Pertanto il concetto di famiglia non è che sia cambiato drasticamente e ce ne sarebbe da ridire su quella che fu la famiglia di un tempo, con i suoi pregi e i suoi difetti, ma ora mi chiedo, alla luce di un’estate a lavorare con bambini e conseguentemente con familiari e parentado, che cazzo è successo?

Verga tra le novelle che scrisse, ne fece una intitolata “Gli Orfani” in cui emerge prorompente la dinamica della famiglia di quegli anni. Lui ne fa un pippone allucinante con quel suo modo tormentato di scrivere, che cristo santo una seghetta ogni tanto te la puoi anche fare, se proprio non tenevi da scopare!

Riassumendo:

Un tempo la vita era dura e tale crudezza non era risparmiata a nessuno. Nemmeno a una gracile bambina di quattro o cinque anni.

Contesto:

La piccola è figlia di un pover’uomo, contadino, che perduta la moglie si risposa. La seconda moglie, presa in dote dalla stessa famiglia della prima (WTF?) sta così male che è prossima a schiattare. Alla figlia viene chiesto di uscire di casa per andare a comprare una focaccia per la madre. (Così non avrebbe assistito al definitivo, tragico, straziante trapasso)

Passaggi clou:

La bambina entra in un panificio gestito da una obesissima e purulenta signora ricolma di fuliggine che riconosciuta l’infante esordisce all’incirca così: Se ti hanno mandato a prendere il pane, vuol dire che la tua seconda madre sta per schiattare.”

Entrano altre signore che non comprano un cazzo ma devono spettegolare. Riconoscono la bambina. Guardano la fornaia. “Il padre di questa le piglia in moglie e le fa schiattà tutte! Porta sfiga nera, nè vero?” La bambina si mette a piangere facendo notare che la matrigna non è ancora morta.

Entra un’altra del paese che i cazzi sua non se li fa. Guarda la bambina. Guarda le comari e con gli occhi chiede se è la figlia della moritura. Le comari fanno cenno di sì. Momento di dubbio. Poi: “Stanno a passà i beccamorti! L’è schiattata!”

La bambina ha in mano la focaccia e vuole andare a casa a portarla alla mamma che non vuole credere morta. La fornaia pensa di consolarla: “Stai qui, non andare a casa che c’è (cito testualmente) « il ba-bau colla faccia nera, che si porta via la gente.» La bambina guarda la fornaia. “ Senti… guarda…io la porto lo stesso alla mamma, ok?”. La fornaia si sente indispettita dalla risposta della piccola e contrattacca: “ La mamma è morta. Stai qui e magnnate la focaccia.” La piccola piange.

Arriva il padre. È triste. Non viene descritto nell’aspetto; sappiamo che è triste. Si guarda intorno. È distrutto, pallido e triste. Apre bocca e dice che è triste. O è un figo palestrato o tiene na mazza tanta. Tutte le comari gli si fanno intorno per consolarlo. Lui azzarda un commento a cazzo sul fatto che è triste, ma sbaglia il mood: “Non troverò più una moglie così” È la sagra dell’ormone, tutte si bagnano all’unisono e cercano di consolarlo strofinandoglisi addosso e cospargendolo di farina. (Ne facessero un porno lo guarderei)

Il padre tra gli abbracci consolatori, simil preliminari, si rende finalmente conto di essere in un panificio. Piange. Il pane come lo faceva lei non lo faceva nessuno. Alla fornaia gli rode. Prende fiasco di vino, formaggio di pecora, olive nere. L’uomo si ricrede. Non piange. Ahimè, ascolta.

Gli dicono: Succede Era così santa che non serve farle la messa e seppellirla. Risparmiate i soldi per la prossima. Perchè non andate sempre dalla stessa famiglia a chiedere in dote l’ultima figlia che gli è rimasta viva? Il mondo è pieno di donne che aspettano un uomo come voi, tipo Angela che perso il marito ora sta per perdere l’asino.

Improvvisamente si ricordano della bambina. La guardano. Il babbo si toglie il paninazzo di bocca e lo offre all’orfanella: «mangia tu, povera innocente, che non capisci nulla. Ora non avrai più la mamma […] e sei rovinata.» Una matrigna così non la trovo più. L’orfana piange.

Vi ho già parlato di Angela che sta per perdere l’asino? Perchè non andiamo a trovarla così vi confrontate sul dolore?

Conclusione:

Vanno tutti a guardare l’asino morente. Il padre pensa che forse forse qualcuna la trova e l’Alfia ( Chi cazzo è l’Alfia?) non potrebbe essere una brutta scelta. Le comari rassicurano padre e figlia che tanto si scorderanno presto della morta e che forse ora è il caso di pensare a Angela che sta per perdere l’asino. La figlia piange senza capirci più nulla.

L’asino muore.

Ultima riga:

Il padre esclama: “Beh? «Ora che ci aspettate a fare scuoiare l’asino? Almeno pigliate i denari della pelle.»

“Mamma?”

“La vita è una merda. Non mi rompere i coglioni! Lavoro come una dannata. Tu succhi i cazzi? No? E allora che vuoi?! Tieni 100€, comprati le sigarette e qualcosa di carino. Se chiama tuo padre che si fotta, se chiama Miguel, sta sera non posso.”

“Ma mamma? Giovanni oggi mi ha toccato le tette!”

“Ti sei fatta pagare?”

“No.”

“Da domani fallo.”

“Ho preso 5 in matematica.”

“Quella puttana della professoressa mi sentirà a udienze. Lo so che vuole scoparsi quel coglione di Alfredo”

Morale:

Il risultato è che si ascoltano gli One Direction, Justin Biber ha la ferrari e io non sarò mai pubblicato.

P.S. Non so che cosa successe in futuro all’orfanella ma mi piace credere che sia cresciuta forte e stronza, intelligente e volenterosa, che sappia ruttare e sognare, caratteristiche queste ultime fondamentali e indispensabili.

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