Asperula: come se non ci fosse domani

nessun commento

download

Spesso non capisco come faccio a cacciarmi in certe situazioni, ma ad un’attenta analisi posso constatare con assoluta certezza che devono essere le situazioni ad impossessarsi di me.

Ecco perché mi state guardando dal balcone di un palazzo tardo risorgimentale mentre siedo al tavolino di un bar con Hemingway e Bukowski che mi parlano senza che io possa prestare attenzione, catturata dalla fanciulla dei miei sogni, seduta due tavoli più in là, con qualcuno che non sono io.

 

H: “Hank!”

B: “Che vuoi? Eh? Vuoi ancora parlarmi di quanto faccia schifo la guerra?”

H: “Ubriacone infame! L’hai fatta, tu, la guerra?”

B: “L’ho fatta su altri campi di battaglia ben più perigliosi.”

H: “Dove? Alle poste?”

B: “Hai mai fatto il postino invece di perderti per Bilbao a ubriacarti senza un motivo?”

H: “C’è sempre un motivo per bere e lo sapresti se avessi fatto la guerra, combattuto Franco e quegli sporchi fascisti!”

B: “Non ho bisogno di scuse per bere. Sono un fuoriclasse in questo.”

B: “E tu che dici?”

H: “E tu che dici?”

 download (1) images

Torno a loro con la soglia d’attenzione di un adolescente, butterato dall’acne, durante la lezione di filosofia kantiana, mentre la compagna del banco di fronte gli porge il culo, scoperto da un jeans a vita fin troppo bassa, e spero che non si siano accorti dell’oggetto della mia distrazione.

B: “Almeno bevi il vino se proprio non puoi staccarle gli occhi di dosso.”

H: “Vai a parlarle.”

B: “Prima finisci il vino.”

H: “Vai a parlarle e conquistala; ora!”

B: “Il vino, prima. Vuoi finire come quei due?”

“Chi?” Chiedo a Hank.

B: “Quel tipo che sta parlando con quella là”

Mi indica una coppia seduta amorevolmente al tavolo centrale.

“Perchè? Che fanno che non va?”

H: “Ascoltali.”

Tendo l’orecchio.

Lui le parla della sua esperienza universitaria, della stanchezza quotidiana che lo pervade, dell’estrema voglia di finire e dei pochi momenti realmente validi; come l’esperienza all’estero con il progetto Erasmus. Lei gli racconta del suo corso universitario da poco concluso e come già lo rimpianga, mettendolo in guardia da quello che sarà il post-laurea: un baratro di buio e incertezza  quasi peggiore delle crisi adolescenziali; siamo tutti costretti al rimpianto. Gli racconta di non aver fatto l’Erasmus, bensì il progetto Leonardo.

B: “Hai sentito?”

“Sì. E non capisco.”

H: “È per quello che dicono. Mentono.”

B: “Vedi? Anche il pacifista l’ha capito.”

H: “Io non sono pacifista, dico che la guerra…”

B: “Se se, lo sappiamo cosa dici della guerra.”

“Io però non sto capendo cosa non vada in quello che si dicono”, intervengo.

Entrambi mi guardano e dai loro occhi capisco quanto vorrebbero cambiare tavolo. Non sono alla loro altezza e non lo sarò mai, e a loro non piace discutere con gli stupidi.

H: “Prendiamo la questione Erasmus – Progetto Leonardo. Come ne hanno parlato? L’hanno buttata lì, come un’esperienza importante senza discuterne il peso. Che è stata vitale lo sanno entrambi, ma hanno paura di raccontarla. Perché secondo te?”

“Non saprei; a nessuno frega cazzi di cosa ha fatto l’altro in Erasmus.”

B: “Errore. Importa eccome. E proprio perché importa temono le loro stesse azioni, se ne vergognano, sono pudichi da far schifo.”

“Io non credo…”

B: “Credi davvero che per lei non sia stata una lotta quotidiana in una foresta di cazzi e fiumi di alcool? Di persone nuove, cultura nuova! Stili di vita! Visione del mondo! Filosofia del giorno! Andiamo! Pensi che lui non si sia fatto crescere i baffi per impregnarli del succo di fregna? Della miglior qualità: libera e spensierata, svincolata da moralità, lontana dal giudizio dei suoi coetanei e cittadini. Senza confidenti facilmente raggiungibili.”

“Mah, veramente…”

H: “Veramente che? Veramente per entrambi si è svolta una mutazione dell’essere, un cambiamento radicale della propria interiorità. Ma ora; ora che sono a casa loro, in quel mondo che là non c’era, hanno paura della loro stessa ombra, di fallire l’approccio, di sembrare persone poco per bene. Stanno negando loro stessi. Sono falsi. Mentono.”

La birra che stavo bevendo finisce. Quando poso il vuoto sul tavolo mi toccano la spalla. Hank e Hemingway se ne vanno in altri luoghi, lontani da giovani viziati appartenenti a un mondo a loro troppo estraneo.
Benvenuti ai nuovi vecchi amici. Sono già carburati, belli presi da una precedente bevuta. Lo posso vedere dagli occhi. Ci sediamo tutti insieme intorno al tavolo e ordiniamo da bere.

Come va, come non va, che si dice e che si fa. Le solite fredde domande per stemperare il ritrovato incontro. Poi è tutto un effluvio d’insanità.

Cazzate a nastro e lungimiranti aneddoti su seni globiformi e culi spazioportuali, senza tralasciare la nuova barista.

 seni rifatti 2

Una mingherlina tutta sale e pepe. Una biondina con gli occhi da gatta che quando prende le ordinazione fa le fusa, estrae gli artigli e ti fa sentire quanto è caldo il sangue che ribolle di passione amorosa.

Ci schiantiamo tre Zombie a testa. Un cocktail che porta il nome del suo principale effetto. Chi lo beve è costretto a una camminata trascinata e lenta in cui mormori parole a caso per rispondere alle voci che ti mettono una strana voglia di cervello.

Fino a qui tutto bene, i fegati pregni di tanta bontà non sono ancora al limite e permettono ulteriori ordinazioni.

article_BBB20ZOMBIE1 “Ancora uno?

“Un’asperula.”

Shottini di grappa come se non ci fosse domani ritmano con il vociare chiassoso degli avventori. Tutti parlano sopra tutti e si finisce a discutere di videogiochi: ognuno dice la sua, nessuno concorda, tutti con la propria opinione e solo all’ultimo ci accorgiamo di parlare di videogame differenti.

“Oh.”

“Credo che sia ora di andare a casa.”

“Partitina a CoD?”

“È che ho fame.”

“Ho pizza, patatine e birra.”

“Si abbassa il grado di troppo.”

“Rum e amari.”

“Vabbè. Se proprio si deve.”

Ricordo a tutti che ho una macchina, ma questa informazione non entra nel cranio dei più. Sulla mia cinqueposti saliamo in tre e corriamo a tutta birra per le stradine di campagna giocando a schiaccia quel ratto, sfiora quel tipo, sveglia il paese. Gioco presto interrotto per motivi tecnici che hanno causato la rottura del clacson.

 investimento-pedone-a-60-km-h-inizio-sbalzo-in-avanti-del-pedone

Non l’hai sfiorato! Punto in meno.

Tutto per fare mezzo chilometro.

“Adesso dobbiamo aspettare che arrivino gli altri che sono a piedi.”

“Che pacco.”

“Che fem?”

Via tra le stradine di campagna. Schiaccia quel ratto è sempre sulla cresta dell’onda. Un gioco per tutti.

Maggiorenni grandi.

Maggiorenni piccoli.

Anziani.

Mamme incinte.

Ragazze madri.

Padri d’occasione.

I soli che non sembrano apprezzarlo sono i carabinieri. Quei tipi che si vestono tutti uguali e giocano a Cava quei punti, Soffia qui dentro e Chiamate qualcuno che la macchina vien via con noi. Tutti giochi che non ci piace giocare.

 images (1)

Boia.

Forse è la nostra giornata fortunata. Flo conosce il CarrambaCheFortuna che si dirige verso di noi con l’etilometro giallo. O sono due?

“Ahahahahah.”

Il CarrambaCheFortuna non prende bene la mia risata; o forse non dovevo dire:

“Ma coss’elo sta roba? Do etilometri? Quanti te ne fè? Uno pa’ davanti e uno pa’ de drio?”

Rido perché penso a Ramboso.

Non l’ha proprio presa bene. Ci intima di scendere, mentre Flo si fa notare. Il CarrambaCheFortuna lo riconosce. Sul viso del milite ignoto percepisco una certa distensione.

 18-soddisfatto

Fatta. Penso.

Enorme cazzata. Con la c maiuscola: Cazzata. Flo quando beve è ingestibile, i suoi muscoli sembrano muoversi a cazzo comandati dall’alcol. Scendiamo tutti e tre dall’auto.

“Stavate andando un po’ troppo veloci. Avete bevuto?”

“Ah no! Guarda! È solo uno l’etilometro. Hehe, mi sembravano due!”

 Ho un tempismo perfetto. Tipo questo:

foto-scattate-tempismo-perfetto-26

O questo:

foto-scattate-tempismo-perfetto-23

Il CarrambaCheFortuna capisce che la situazione non è delle migliori, ma vuole in qualche modo venirci in contro. Guarda Flo che ha un sorriso ebete mentre fissa le piante lungo il marciapiede.

“Scolta bocia – dice il milite a Flo – cammina sulla linea bianca va.”

Merda. È la sola cosa che riesco a pensare. Poi mi piego in due dalle risate. Flo cammina con passo marziale sulla linea e a ogni arbusto o pianticella tira calci violenti sradicandone qualcuno.

Io rido. Piegato. Flo si volta e domanda se deve saltare i vuoti dati dalla linea tratteggiata. In tutto questo Roby rimane ritto e fermo vicino alla macchina dando l’impressione di essere il più sano di tutti.

Il secondo milite lo guarda.

“Lei sembra il più sano di tutti, perché non guidava? Non ha la patente?”

 images

Roby si gira lento, fa un passo verso di lui, lo fissa negli occhi e mentre alza il braccio gesticolando nell’aria:

“A lei, mi dica, con tutta sincerità, la figa, piace?”

Il CarrambaCheFortunaSecondo è colto alla sprovvista e rimane basito. Roby prosegue.

“No, mi dica, francamente, la figa, le piace? O è più per Lamazza. Non Lavazza, non si parla di caffè. Capisce cosa le sto dicendo?”

Si muove in tondo gesticolando e politicando sulla vitalità della certezza dei propri gusti sessuali. Estrae lo smartphone di ultima generazione e mostra al difensore della patria una carrellata di tette e culi che incrinano la compattezza del gendarme.

La situazione non è delle migliori, ma nell’insanità non riesco a riflettere sulle conseguenze di tutto questo.

Rido. Non riesco a fare altro. Flo salta, marcia e disintegra. Roby sembra stia riuscendo a vendere a buon prezzo una di quelle foto.

CarrambaCheFortuna sbotta e ci chiama tutti e tre in fila davanti a lui. Ci fa l’alcoltest. Soffiamo con la certezza delle manette e di una multa salata.

 ETILOMETRO

Pling. Pling. Pling.

“Scusate. Potete soffiare un’altra volta?”

Pling. Pling. Pling.

Per due volte consecutive l’etilometro ci spalleggia indicando un tasso alcolemico del tutto legale. I più stupiti siamo noi. Aleggia nell’aria una sorta di delusione, un’amarezza per una conclusione salvifica che nessuno voleva. Noi compresi.

Ci becchiamo una multa per eccesso di velocità e una schedatura per disturbo della quiete pubblica. Tutto sommato siamo soddisfatti.

Risaliamo in macchina e aspettiamo l’arrivo degli altri. Poi insieme saliamo a casa, ci piazziamo davanti alla console e ci sbafiamo pizza e birra.

“Ma non dicevi che abbassava il grado ti troppo?”

“Nah, siamo abbastanza ubriaconi per permettercelo.”

Quando torno a casa è quasi l’alba, sono stanco e soddisfatto. Mi corico a letto e chiudo gli occhi. In sogno mi appare Fabio Volo retroilluminato da luce mistica. Credo stia per dire qualcosa, una frase ad effetto, un aforisma pronto a sconvolgermi per sempre. Cerco di ribellarmi, ma sono attratto dal suo raggio ammaliante, dalla sua faccia da sberle e dalla sete di conoscenza.

Norman-Mailer-Violent-Hipster-Snack

Norman Mailer lo prende per il collo, gli rifila tre cazzotti che lo stendono al tappeto e dopo avergli spiegato la differenza tra scrivere e Scrivere lo accoltella nel ventre.

Ringrazio. La buona letteratura mi ha salvato anche questa volta.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.