“Piacere di conoscerti!” – “Non credo.”

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"Lieto di fare la sua conoscenza."

Ho poche certezze nella vita e alcune di queste sono fondamentali. So che dovrò lavorare a vita, spaccandomi la schiena a raccogliere la merda che tutto il lurido mondo butta in strada, svegliandomi alle tre del mattino, con qualsiasi condizione meteorologica; so che la mitica Anaune Val Di Non, squadra che tifo dall’età di sei mesi, non vincerà mai nessuna sorta di campionato, nemmeno contro i pulcini tetraplegici; so che non mi sposerò mai, perché non sono bello, non sono attraente, non ho un lavoro rispettabile, non guadagno una fava, bevo come una spugna e non capisco le donne; so, però, che è impossibile capirle e che la maggior parte di loro non sono Sasha Gray, e allora, a tutte le Lei dei Lui del mondo che non sono come Sasha: imparate da una vera signora.

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"È stato proprio un brutto colpo della strega, Sasha;"
"Luis? Tendila bene."

Il fondamentale problema è che noi maschietti, quando nasciamo, veniamo bombardati dagli ormoni dei grandi, frustrati perché privi della loro Gray, e riflettono questa castrazione sulla propria progenie, credendo che la colpa della loro sconfitta sia una ovvia, ma necessariamente celabile, carenza di mascolinità. Le donne, a loro volta, instillano gocce di saggezza femminile nelle piccole fanciulle, sapendo che troveranno in loro terreno fertile che le farà sbocciare in splendide dee della morte, dalla risata facile, dalle gambe lascive e dalle labbra medusine. In un tempo non troppo lontano queste infanti figure di ambo i sessi sarebbero state salvate dalla scuola, sia quella della strada sia tra i banchi, grazie al lavoro di diligenti maestri.

Poi è arrivato il nostro secolo, subito fidanzato con la morte cerebrale e per il mondo umano fu il caos. Strada e scuola si sono fuse in un unicum di ignoranza abissale, svogliatezza e arrendevolezza, miseria creativa e miraggio. Vige la legge sovrana del tenta la fama, per il resto è merda.

“A te piace la merda?”

“No.”

“Certo che no! E allora cosa dobbiamo fare?”

“Diventare ricchi e famosi?”

“Esatto!”

“E come facciamo?”

“Leccando culi!”

“Esatto!”

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“Però…”

“Cosa? Cosa non hai capito di questa semplice lezione?”

“Lei dice che la merda non è buona e che quindi non bisogna rimanere poveri e anonimi; perché a questi spetta solo la merda e la merda non è buona e allora penso che lei dice anche di leccare i culi, ma dai culi non esce merda? Quindi devo mangiare merda per non mangiare merda?”

“Senti piccolo. Non ho detto che sarà una passeggiata. Soprattutto per te che sei di colore, ebreo, con i nonni Amish, senza tre dita della mano destra e con un occhio di vetro.”

“E allora perché sono ancora vivo e ancora in gioco in questa partita per la vita?”

“Per il tuo nome in codice, è la tua unica possibilità, la sola via verso una vita vera, il tuo miglior modo per Essere, per Esistere; mi hai capito, Mr. Magnum48?”

Museo del penej4Tjal

A sinistra quel che resta di Mr. Magnum48 conservato all'Iceland Phallological Museum

Sarebbe andato tutto bene se l’ignoranza fosse semplicemente interna alle persone e la si potesse fuggire evitandone i portatori, ma da Harvard un essere immune alla bagigia  ha prontamente inventato Facebook permettendo alla stupidità di essere palesata e ai miei testicoli di agognare disperatamente la mia Sasha.

“WHERE ARE YOU SASHA?” Un altro grido solitario nella notte, a luna alta nel cielo, piena e splendente. Anche questa sera il mio sessomannaro rimarrà insaziato.

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Giusto per ricordarvi di chi stiamo parlando.

Le cretinette e i cretinetti distillano aforismi degni di Mike Wyandotte, commentano a encefalogramma piatto, insultano insultandosi credendo di offendere, e a chi è di fronte non resta che un disperato harakiri; cosa che induce i decelebrati a credersi saggi e taglienti personalità, conoscitori assoluti dello scibile.

Pardon: Wita Wera! YEHHH! UAHH! TU NN KAPISSCHI 1 CAXO!

Il modello di queste ultime settimane è una donna di mezza età, figlia di complessi esistenziali e priva del ben che minimo amor proprio. Sciorina cazzate a nastro nemmeno la pagassero a carattere. E credetemi so cosa vuol dire.

Sa lamentarsi di qualsiasi cosa e ti sbatte in faccia la sua vita, minuto per minuto, collezionando, tra i mille e più “amici”, quei quattro o cinque “mi piace” da compassione, che la inorgogliscono incitandola a perseverare.

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 «Voglio un uomo speciale. Quelli normali li lascio alle altre.»

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“Credi che voglia sottolineare il fatto di essere una persona diversa da chiunque altro?”

“Non saprei. Voglio dire, credo sia risaputo che ognuno di noi è diverso dagli altri.”

“No, intendevo se credi che con quella frase non volesse piuttosto sottolineare, in maniera anche non troppo velata, il suo essere speciale e che pertanto la sua elevata particolarità abbisogna di uguale elevatezza?”

“Tu credi, Cervello?”

“Penso di sì, Corpo.”

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«Ok ok oggi giornata super ho bloccato la decathlon per tutto dicembre x fare pacchetti regalo per la città degli Angeli, quindi da domani amici date disponibilità di tempo, e sono riuscita a passare anche da Si Costumi per serata di merc Club Cabaresque, vestiti Dreaming ok, ma sta sera ultimi colpi di sartoria … giornata di delirio????? Naaaaaa normale folle (il suo nome) amministrazione 😉 »

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“Cervello?”

“…”

“Hey, Cervello?”

“He!”

“Ah, ci sei.”

“Sì.”

“Tu hai capito cosa dice?”

“…”

“Cervello?”

“Lasciami in pace.”

“È un no?”

“…”

“Cervello?”

.

.

«Non sarò una regina, ma non sono nemmeno una scarpa.»

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.

“Cer…”

“Sh.”

“Ma io…”

“Ho detto sh. Sto pensando.”

“Ok.”

“Fatto?”

“Non capisco.”

“Non capisci quello che dice?”

“Credo sia un messaggio in codice. Ho questa teoria, che lei faccia parte di un’associazione segreta col fine di controllo globale.”

“Cervello, io non sono una scienza, ma non credi che…”

“No! Zitto! Deve necessariamente essere così!”

“Secondo me, invece, …”

“Mi rifiuto! È inaccettabile che l’evoluzione umana abbia prodotto certo scempio. È sicuramente un astuto trucco per camuffare messaggi ben più importanti e pericolosi. Di sicurezza Nazionale. O contro di essa.”

“M.”

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«Avere voglia di chiamare qualcuno che non sa un cazzo della tua vita… quella vera… Avere una rubrica zeppa di numeri… Sfogliarla… E non chiamare alla fine nessuno.»

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“Cervello? Mi spieghi il senso? È un altro messaggio in codice?”

“Corpo, io, davvero, vorrei dirti…, hee…, io, lo spero. Ma temo che sia proprio quello che sembra.

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.

«Se non ti muovi, resti fermo.»

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“Cervello?”

“Ti prego, Corpo, non infierire.”

“Volevo solo sapere.”

“Corpo, la conoscenza non fa bene. Nuoce alla salute.”

“Non dicevi che sapere è potere?”

“Lo diceva qualcun altro. Si sbagliava di grosso.”

“È meglio l’ignoranza?”

“È meglio l’ignoranza. Si soffre meno.”

.

.

«(Il suo  nome) cazzo muovitiiiiii… Oggi sei lenta. Si vede che è domenica.»

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.

“Cervello? Tu parli con te stesso?”

“Sì.”

“Quindi è normale che lo faccia anche lei.”

“In parte.”

“In che senso?”

“Corpo, davvero, io sono stanco, ho subito abbastanza per oggi.”

“Solo quest’ultima cosa.”

“Va bene. L’ultima. Allora: ipotizziamo che tu non sia molto sveglio quest’oggi e te ne rendi conto, ok?”

“Sì.”

“Bene; a questo punto parli con te stesso e ti esorti a fare di meglio, sebbene ti rendi conto della bizzarria; ma è tra te e te e non ti importa perché terapeutico, giusto?”

“Certo che no. Non mi importa che nessuno sappia che sono un po’ ritardato, oggi.”

“Ottimo, vedo che mi segui. A questo punto riporteresti il tutto alla luce del sole gettandolo in pasto al popolo ignorante?”

“Messa così non credo. Non mi piacerebbe far saper che sono inebetito.”

“Bravo. Fine della lezione.”

.

.

«Sono un caso disperato… Dopo gli svariati tentativi delle mie amiche di procurarmi appuntamenti al buio, sto quasi arrivando ai fidanzamenti per procura… ahahahahahah le persone felicemente accoppiate non vogliono credere che i single siano single per lunghi periodi o tutta la vita. Grazie per le buone intenzioni.»

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.

“Cervello?”

“No, davvero, Corpo, è già fin troppo frustrante.”

“Però…”

“Niente però.”

“Solo…”

“Niente solo. Stop fine. Sono e – sau – sto.”

“Sì ma…”

“Smettila! Lasciami stare.”

.

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«Comincio a preoccuparmi… Ultimamente esco e ricevo palese interesse da parte di donne bisex… Invecchiando mi si confonde la mia sessualità o è un chiaro segno dell universo che mi dice che c’è una penuria di maschi???? Beh almeno resto lusingata di provocare fregola…»

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.

“Adesso basta, Corpo! Levati da quello schermo! Mi stai distruggendo. Cava gli occhi da quella merda e mettiti a fare qualcosa. Qualsiasi cosa, basta che non rimani un altro minuto davanti a questa decerebrata. Mi ha veramente rotto i coglioni. È ignorante, è piena di paure che mi spaventano e mi confondono, non ha un briciolo di autocoscienza, ha un disperato bisogno di attenzioni da parte di chiunque, ma in modo superficiale, perché le ricerca attraverso codici informatici privi di consistenza. Non muove il culo e ti sta costringendo a leggere le sue cazzate, perché tu, Corpo, credi, così, di esserle superiore. Fino a quando comando io, qui dentro, tu farai quel che dico. Alzati e vattene. Noi non siamo come quel caso disperato.”

“Ma io posso controllarmi.”

“No, Corpo. Tu credi di poterlo fare. La stupidità è ignorante e trova il modo di farsi largo nella demenza di ognuno di noi. Tutti abbiamo una sana demenza. Una striscia neurologica di controbilanciamento alla sapienza, perché non possiamo essere solo persone serie. Ma la stupidità la intacca da lontano e a poco a poco prende il sopravvento senza che tu te ne renda conto. Diventi uno di loro: spento, flaccido, insulso, lamentevole, essere umano.

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«Dovrei scrivere un libro dopo aver tenuto una trasmissione radio sulla Posta del Cuore… una mia amica: “ il mio fidanzato si stava masturbando sul divano guardando Italia-Argentina di Rugby…” Io: “Tranquilla, probabilmente stiamo vincendo… In alternativa è gay.” Buon sabato pomeriggio alle coppie fidanzate.»

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“No fermo!”

“Fai tre passi indietro e volta le spalle. Esci da questa stanza e chiudi la porta: non voglio essere salvato.”

“Dimmi almeno perché?”

“La ragione è banale quanto insulso il gesto che sto per compiere.”

“Perché farlo allora?”

“Perché ho disperato bisogno di non crucciarmi più per la stupidità umana. Voglio essere uno stupido, inetto, bieco, falso, corrotto umano qualunque.”

“Ma io come farò senza di te?”

“Non ti preoccupare. Il corpo umano si muove anche senza l’intelligenza.”

“Ma rischia di farsi male.”

“È vero, ma credo in te.”

“Non lo…”

“Addio.”

Con un calcio l’ipotalamo sposta lo sgabello e il cappio, stringendosi, mette fine alle connessioni sinaptiche. Un brivido percorre Corpo, la vista si annebbia mentre il respiro si fa lento e pesante. Un calore generale lo pervade e il buio lo sovrasta. Sembra la fine.

Poco dopo gli occhi si riaprono e tutto è diversamente colorato. Disorientato, Corpo, si alza e si distende. Tutti gli arti funzionano. Dalle finestre entrano fasci di luce quasi divini.

“Come sono arrivato fin qui?”

“…”

“Dove sono?”

“…”

“Hey! È un televisore quello?”

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Nella sala da pranzo il cervello penzola con un lieto sorriso, mentre il corpo sguazza nel putridume a cristalli liquidi, rilassato, disteso, sollevato e finalmente “felice“.

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