Do what you want ‘cause shopping ain’t free

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Non sono una persona nostalgica, ma ho buona memoria e ricordo con attenzione i bei consigli che ricevo. Ricordo nitidamente il giorno e l’ora in cui mio nonno mi parlò a cuore aperto, elencandomi, in un flusso di coscienza continuo, tutta la sua saggezza.  Se ne stava seduto ai piedi di un ulivo senza fare nulla, accucciato e stranamente sereno. Decenni di esperienze, disavventure e ottime giocate mi venivano servite su di un lucentissimo piatto d’argento. Prima di concludere si fermò a guardare il cielo. Fece un bel respiro e mi guardò dritto negli occhi. Era il 17 luglio 1997.

 

“Che no te te encióni pàr ‘na dòna, neanca se l’è bòna. Àt capì? Ca’ po’ la te porta a far lo zciòppink (Shopping n.d.t)”

“Che è che non devo fare?”

“Zciòppink!”

“Va bòn!”

“Ma tàstela!”

“Chè?”

“La mona!”

 

Così dicendo spirò sotto il suo olivo, mentre si ravanava il pacco con una mano e con l’altra si sistemava i capelli col pettine. Il messaggio non poteva non essere recepito: le donne affette da zciòppink portano alla morte. 

Qualcuno di voi è mai riuscito a trovarne una che non lo facesse? Lo zciòppinK intendo. Che lo facciano saltuariamente o compulsivamente il dato statistico non cambia e l’uomo continua a morire prima della donna. Io non so se sono solo coincidenze, ma è anche vero che più indizi fanno una prova. Nella mia immensa ignoranza, che cerco di rendere sempre maggiore, al fine di avere meno pensieri e più gioie, o brevissime infelicità, rimango convinto di quel lontano monito che mi risuona in mente ogni volta che me ‘nciono per una donna. 

 

La vita ha un modo tutto particolare di mescolare le carte e sebbene abbia sempre mollato le donne che facevano shopping – beh, o quantomeno lasciato da queste – la vita mi ha riservato un gambetto piuttosto subdolo. O la vita o il fritto misto del Joyce’s all’una di notte. 

 

Mi coricai a letto con la disperata voglia di dormire per secoli, potendo per millenni. Le piaghe da decubito non mi dispiacciono, danno quella patina di vissuto e di pelandrone che non guasta mai in un uomo. Chiusi gli occhi con difficoltà, cercando in tutti i modi di spiegare a quella mozzarellina fritta che il loco ove riposare e attendere la fine della sua esistenza, era proprio il mio stomaco. La spuntai e mi assopii. 

 Lo sapete cosa pensava Picasso delle donne? Secondo lui ne esistono di soli due tipi: le dee e le zerbine. Lasciandoci credere, in modo piuttosto infame, che delle seconde ce ne siano in abbondanza, almeno tante quante le prime. La triste verità è che di zerbine non se ne trovano, né qui né altrove, e siamo noi a fare ciò che ci comandano. Sempre. Anche quando le decisioni le prendiamo noi: perché ci han fatto credere di aver deciso. La nostra voce è grossa e rude solo fino alla fine della catena. Poi il collare strozza e partono gli acuti. Vittime. Noi siamo le vittime. Nella vita e nello shopping.

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Quella notte due donne mi destarono, dee per giunta, divine e splendenti oltre ogni confine. La luce aurea che le circondava rese la situazione mistica e, in preda a convulsioni di stupore, rimasi a bocca aperta, in odore di sentenza.

 

“Pagano! Rude villico, imbonitor de ceci che di favella tua facesti agli astanti torto, or menzionado quello or questo che mai accadde, tu che lieviti risa per lo tuo malvagio e diabolico favellar, tu che dell’altrui credo ti fai beffa, or che qui giunte siamo, li peccati tuoi avrai che da scontare!”

“Suore grate, io non ce sto’ a capì na fava. Ma che vor dì sta sbrodolata?”

 

Le due suore si guardano l’un l’altra.

 “Che ti avevo detto della luce?”

“Ho capito, ma che ti avevo detto della frase? Così lo spaventiamo, non capisce e scappa.”

“Innanzitutto non è scappato, e poi è perché è un uomo, ignorante e sporco come tutti  gli uomini. Per questo non capisce. Ricordami perché lo stiamo facendo?”

“Stai bòna! È per la nostra beatitudine.”

“Per la santità?”

“Oh cazzo! Ma quale santità! La Beatitudine, ricordi? Lo scopo di tutto? Il discorso che abbiamo fatto prima? Oh, ce la fai?”

 

“Scusate se interrompo.”

“Zitto mo’!”

“Zitto mo’!”

“Vorrei che mi spiegaste il motivo di questa intrusione. Stavo dormendo, avrò diritto a una spiegazione?”

 

“Ascolta coso.”

“Leo.”

“Sì, tu, siamo qui per aiutarti ad espiare le tue colpe.”

“Non credo di averne commesse. Almeno non di recente.”

“Ne hai fatte, ma non siam qui per rivangare gli errori del passato. Ti vogliamo aiutare.”

“In che modo potreste mai aiutarmi?”

“Quello è il tuo armadio?”

“Quello è il tuo armadio?”

“Sì.”

“M.”

“Cosa m.?”

 

Le due dee/suore/psicolabili si guardarono parlottando tra loro.

“Dici tutto?”

“Sì.”

“Sicura?”

“Forse qualcosa. Uno o due pezzi non di più.”

“Tipo quei due là?”

“Sì, esatto.”

 

“Ascolta coso.”

“Leo.”

“Sì, tu, dobbiamo bruciarti l’armadio.”

“Che cazzo vuol dire bruciarti l’armadio? State scherzando?”

“Vuol dire che tutto quello che c’è dentro tranne quei due cosi lì…”

“Sono vestiti.”

“Sono due cosi passabili. Non hanno l’aspetto di vestiti. Neanche un po’.”

“Io non credo che…”

“No sta’ credere. ‘Scolta, fai ‘na roba, stai buonino lì seduto e lascia fare a noi. Qui si brucia tutto!”

“Scusate pinguine! Io non credo proprio!”

 

“Pinguine a chi?”

“Pinguine a chi? Non siamo suore! Giammai! Con quella cazzo di luce! Che ti avevo detto?”

“Lascia perdere la luce. Ascolta tesorino, due sono le questioni: una, il tuo armadio andrà in fiamme, ora, e tu non potrai farci nulla; due, ascolterai attentamente i nostri consigli per risistemarlo come si deve.”

“E se mi rifiutassi?”

“Visto che il tuo armadio è in fiamme ti toccherà andare in giro nudo. A gennaio.”

 “Merda!”

 

Avevo la percezione di trovarmi in un incubo, ma il realismo era tale che mi feci prendere dagli eventi e assecondai le due dee/suore/psicolabili/piromani. Mi presero sottobraccio e mi portarono:

 

“Dove si va?”

“In centro.”

“A far?”

“Shopping!” Shopping, Shopping, Shopping. (Eco)

“Shopping!” Shopping, Shopping, Shopping. (Eco)

 “Nuoooo!”

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Provai con uno scatto improvviso a divincolarmi, ma ero chiuso in una morsa umana impressionante. Mi resi conto di quanto fossero forti e, triste e sconfitto, mi misi a osservarle: sotto quella maschera di femminilità si nascondevano due campionesse di body building. Pensai a mio nonno e pregai il suo aiuto.

 

Nello stesso istante in un angolo remoto dell’inferno del purgatorio del paradiso in un angolo remoto tra qui e lì.

 

“Ostia! Boia! Boia di un Giuda! Ma vara ti se el se doseva far ciapàr da do betòneghe compàñe! Ma te l’avéo dita de far atenziòm!”

“Che succede caro?”

“Ma niènte, niènte. L’è quel sciopà de me neodo!”

“Che ha fatto?”

“Ma niènte niènte. Ch’el se ragna! Mi no ghò paròle.”

 

Intanto tra i vivi.

 

Nel mezzo del cammin di nostra vita,

mi ritrovai per un negozio oscuro

ché la diritta via era smarrita.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura

esto negozio selvaggio e aspro e forte

che mi si rinnova la paura!

Tant’è amara che poco è più morte;

ma per trattar del mal ch’i’ vi trovai,

dirò de l’altre cose ch’al H&M v’ho scorte.

 

Violato nell’animo e ancor più nel corpo mi trovai estraneo in terra straniera. Decine, centinaia di donne senzienti, come formiche laboriose, passavano in rassegna il vestiario, alla ricerca – e qui posso solo fare delle deduzioni – di provviste per i tempi bui. Il saldo è come la merda per le mosche e attira le donne meglio di un paio di gocce di Vulva al mattino.

Spaesato, sconcertato e contrito mi muovevo a piccoli passi. Le due dee/suore/psicolabili/piromani/body-builder arraffavano a destra e a manca tra i più disparati capi d’abbigliamento.

 

“Ti piace?”

“Boh, io, non so, forse, è che io non vorrei…”

“Prova.”

“U! Guarda questo!”

“Perché questo?”

“Bello! E questo glielo facciamo provare?”

“Ovvio. E poi questo e quello lì.”

“No quello no.”

“Perché?”

“Non c’è la taglia. Ho già guardato prima.”

“E di quella camicia che dici?”

“Sul manichino sta bene, ma guardalo, non so, prova a prenderla.”

 

“Ohi! Tu, coso?”

“Leo.”

“Sì, tu. Prendi quei pantaloni.”

“Ecco.”

“Bravo ragazzo. Ora piglia tutto e andiamo a provare.”

 

Entrai nella cabina. Specchi enormi ovunque che ti ricordano che sei proprio tu quello chiuso in quella gabbia. Tu da solo. Circondato da un esercito di mestruate e menopausate che corrono alla ricerca dell’offerta migliore. E poi c’erano anche le due dee/suore/psicolabili/piromani/body-builder. Era il momento di guardarsi allo specchio, di andare oltre l’aspetto fisico e di fare un bilancio della propria vita. 

Ti senti a un giro di boa importante. Da oggi nulla sarà più come prima, lo sai; sono esperienze che ti cambiano, ti entrano nel profondo e si insediano come un tarlo roditore. Ti mangiano a poco a poco e si espandono a macchia d’olio. In breve non sarai più tu. Però puoi ancora salvarti, redimerti, cambiare in meglio, sfruttare l’occasione e giocarla a tuo vantaggio.

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“Allora ti sei messo la roba?”

“Facci vedere!”

 

“Eccomi”

 

“Bello. Bello. Bello. Meglio gli altri. Non saprei. Tieni da parte. Ok, questo sì.”

“Bello. M. Bello. Meglio gli altri. Lascia perdere. Butta via. Ok, questo sì.”

 

 

 

Azzardai.

 

“Quindi abbiamo già finito?”

“Con te sì.”

“Davvero?”

“Sì! Non è stato poi così doloroso, vero?”

“In effetti no. Anzi…”

“Bene. ‘Scolta.”

“Dimmi.”

“Intanto che tu fai la fila noi facciamo un giretto solo per vedere.”

 

Ora vi riscrivo la frase:

 

INTANTO che TU fai la fila NOI facciamo UN GIRETTO SOLO per VEDERE.

 

Premessa:

Se sentite questa frase. Tentate la fuga, scappate, se proprio proprio prendete in considerazione il suicidio, qualsiasi cosa, ma non dite:

 

“Ok. A tra poco.”

 

Uno perché le avete autorizzate. Due perché non sarà a tra poco.

 

La cassiera mi guardò in modo strano. Pensa che se un maschio compra tutti quei vestiti in una sola volta è solo perché del culo fa trincea. Mi sorrise. Le sorrisi. Che pensi quel che vuol pensare, per me la giornata è finita e a onor del vero ho vestiti nuovi e approvati dal gentil sesso; direi che ci ho guadagnato.

 

Andaii alla ricerca delle due dee/suore/psicolabili/piromani/body-builder/in-fin-dei-conti-salvatrici-d’aspetto e le trovai intente a spulciar vestiti:

 

“Mi provo solo ste due robette*.”      * catasta di maglie, magliette, maglioni, vestitini.

“In che senso provo?”

“Che le indosso.”

“Ma io pensavo che adesso…”

“Intanto io provo queste due cosette*°.”   *° catasta di maglie, magliette, gonnine, vestitini.

“Non anche tu! E ora? E io?”

 

Avete fatto caso che in ogni negozio ci sono dei posti per sedersi? Voi direte che è normale, si cammina tanto in un negozio e c’è il bisogno di fermarsi. Eppure avete mai trovato donne sedute? Rispondo io: NO! Il motivo è semplice. Le donne non si possono fermare. Per loro lo shopping è una battaglia contro il tempo e contro quelle troie che vogliono fregare il vestito che loro avevano puntato.

“Anche perché a quella puttana non le entra! Le si vedono i rotoli di lardo! L’ha fatto solo per ripicca, quella cagna!”

Quei posti a sedere sono per gli uomini. Lasciati soli, in mezzo a tanto sesso femminile, che non possono né guardare né toccare ( perché le proprie lei hanno occhi e spie ovunque),  si ritrovano a giocare curvi sopra i loro cellulari; senza parlarsi reciprocamente per la vergogna di ammettere di essere stati abbandonati. Così mi sedetti vicino a questo tipo che giocava alla fattoria.

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Non date mai per scontato una vittoria. Mai. 

 

Le dee e io per quel cammino ascoso

intrammo a ritornar nel chiaro mondo;

e sanza cura aver d’alcun riposo,

salimmo sù, lor prime e io secondo,

tanto ch’i’ vidi de le cose belle

che porta ‘l ciel, per un pertugio tondo.

E quindi uscimmo a riveder le stelle.

 

“Birra?”

“Perché no!”

“O deo grazia!”

“Sei stanco?”

“Provato, ma felice.”

“Dai che adesso ci beviamo una bella birretta e…”

“E?”

“…”

“Ohi, voi due? Dee?”

 

“C’è il 50% su tutti i capi da Mango!”

“C’è il 50% su tutti i capi da Mango!”

  

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1 comments on “Do what you want ‘cause shopping ain’t free”

  1. hahahahahahaha… oh.. no. Questo ha rievocato dei traumi nel mio io piu profondo.. oddio, allarme violazione esistenziale, è tempo di una nuova, immediata soppressione della memoria indesiderata! XD

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