Triplo bacon con la morte. Grazie.

2 commenti

giornalista-con-macchina-da-scrivere

Sono sul poggiolo del mio appartamento e fumo con incoscienza un sigaro che di cubano non ha nemmeno il timbro. Mi piace fare i nuvoloni di fumo denso, nient’altro. Sul tavolino è appoggiato il male del secolo: un computerino tascabile dal prezzo impronunciabile, oggigiorno chiamato erroneamente cellulare. È il mio segretario, il mio ricordo squillante, il mio catalogo di idee, il mio personale spaccacazzo. Puntuale come solo la morte sa essere comincia a squittire la sua fottuta nenia. Riconosco il numero e non posso che rispondere.

«Si?»

«—»

«Per me non ci sono problemi. A che ora sarebbe?»

«—»

«Va bene. Sarò puntuale. Grazie per l’opportunità.»

«—»

«Saluti a Lei»

Il lavoro chiama. II giorno dopo ho un evento di motocross da seguire. Una sorta di gara insulsa, se non fosse la sola occasione utile per provare il tracciato dei campionati del mondo previsti fra qualche settimana. Ho l’ordine di fare incetta di contatti, studiare il percorso e vedere i gradassi sulle loro sedie a due ruote coperte di fango. Moto. Apprezzo le moto, sono i coglioni che le guidano che mi urtano da dentro. Do un’ultima boccata all’aborto marrone e mi metto al pc.

sigaro vagina Fidel Castro

Faccio una piccola ricerca su cosa vado incontro e sul mondiale.

Che branco di esaltati complicati. Le sole iscrizioni sono un rebus incomprensibile e già mi immagino il disordine fottuto delle classifiche finali. Saranno decine di fogli sconclusionati e sconnessi, con nomi che si ripetono, e non dovrebbero, e nomi che spariranno, senza portare con sé il corpo che ne è proprietario. Come sempre all’alba prendo quel cazzo di treno e non posso non pensare all’AD di Trenitalia che a fronte del probabile taglio di stipendio minaccia di andarsene. Che se ne vada, quella faccia di cazzo, non dovrebbe nemmeno essere pagata. Posso contare sulle dita di una mano le volte che sono arrivato puntuale; e potrebbero pure strapparmi qualche dito. Ingrato, borioso, stupido figlio di puttana. Oggi mi gira male.

Il tempo è mio nemico. Piove a catinelle e le temperature si inabissano. Mi gira così male che non ho pensato di vestirmi in modo adeguato. Ho delle pedule estive, di pelle leggera, e una giacchetta, uno spolverino. Quantomeno è impermeabile. Il treno fa il suo puntuale ritardo, ma non mi importa, questa volta ho parecchio tempo. Continuano ad arrivarmi mail che mi aggiornano sui caratteri che devo comporre per il pezzo. 1800. 2200 senza classifiche. 1975 con classifiche. 2800. Ignoro i bip consapevole che se non sanno nemmeno loro quanto devo scrivere, non c’è motivo di agitarsi. Sono questi piccoli errori di valutazione che ti compromettono la stabilità mentale. 

Tira un vento freddo proveniente da est. La madre Russia ci ricorda che nonostante tutto lei ancora c’è. Crimea compresa, s’intende. Arrivo in questa landa desolata in mezzo al bosco con lo stomaco aperto. Non mangio da questa mattina, ma la sensazione di vuoto è subito soppiantata da una più acuta sofferenza al freddo pungente. Faccio spallucce cercando di coprirmi il più possibile e mi incammino verso non so dove: delle frecce con scritto motocross mi fanno da Virgilio. 

Rednecks ovunque. Che non sorpresa. Decine di camper e roulotte si affollano intorno a furgoni che svendono hot-dog, birra calda e vino in cartone. Un paradiso per i divoratori di panini onti.

Paninaro onto

In lontananza sento il reboante romore dei motori che sfrigolano sul tracciato. Sono dannatamente in ritardo, ma l’ontezza ha la meglio e mi ordino un doppio bacon-burger con peperoni, cipolle, melanzane fritte e colata di ceddar. Trangugio e mi dirigo verso un’anonima casetta in mattoni che sembra essere la capannina felice e protetta dell’ufficio stampa, quando i futuristici sellatori di cavalli svecchiati mi sfilano accanto aggiungendo al mio male assortito vestiario e al più che perfetto monumento al colesterolo, quel tocco di fango che non guasta. Ricolmo di melma busso all’ufficio giornalisti e entro. Quattro persone mi guardano. La biondona tutta tette e stivali di fango mi squadra con aria di sufficienza e torna a disquisire con un motociclista che per qualche motivo non è in gara.

motocross jessica

Anche lui mi guarda, tutto ingobbito per la tuta che indossa, ma torna lesto al capezzale di Tetta maior rispondendole che è stata tutta sfortuna altrimenti là fuori in testa ci sarebbe lui. In una sorta di bar di fortuna Coda di cavallo onta e Hagrid mi chiedono chi sono. 

«Il giornalista mancante. Mi servirebbero le classifiche.»

«Alla buona!»

«Ero a bordo pista a seguire meglio…»

«Va bene uguale. Ascolta, finita questa che è l’ultima andiamo a caccia di classifiche nella casetta al centro della pista.»

«Quale?»

«Quella che sta dopo la curvona dei pirzinotti prima del rettilineo finale.»

«…»

«Non eri a bordo pista?»

«Si, ma da dove stavo non si vedeva.»

«Capisco adesso, ma all’inizio gara era visibile.»

«…»

«Ti faccio vedere.»

Usciamo sotto la pioggia e ci avviciniamo alla pista giusto in tempo per completare i vestiti con un secondo strato di fango.

Motocross mondiale

Hagrid mi indica un puntino a centro pista, una montagna di terra con due tergicristalli che tengono puliti i vetri. Capisco che le precedenti prove l’hanno sotterrata.

La gara finisce e raggiungiamo la montagna di melma mentre ai megafoni si esulta per la vittoria di tizio che a sorpresa ha stracciato caio. All’interno una biondina, svedese, decisamente stressata che sbraita probabili insulti in lingua nordica. Le chiediamo le classifiche. Silenzio. Lei resta immobile e ci guarda. Io guardo Hagrid nella speranza che lui sappia come comportarsi, ma da come mi fissa temo che non ne abbia idea. Poi la vichinga sbotta.

«Come lo devo dire che non mi hanno fornito una stampante? È inutile che tutti mi facciate la stessa richiesta! Non ve le posso stampare. Io non posso stampare! È più chiaro se vi faccio un disegno? »

Hagrid cerca di sbrogliare il caso suggerendo un semplice permesso a ricopiarle. Cosa che significherebbe un’ora di lavoro prima di tornare a casuccia a scrivere il pezzo più improbabile che abbia mai dovuto comporre, senza aver visto una sola prova e senza capirci nulla. Intanto la refrattaria al sole prosegue nella sua invettiva contro le organizzazioni e la federazione che non supportano con adeguati mezzi lo staff che circonda gli eventi di questo sport. Vedo Hagrid che estrae carta e penna e si avvicina al pc della scoppiata cominciando a ricopiare. Mi viene un’idea. 

«Mi scusi signorina Ikea, ho notato che sono file .pdf»

«E quindi? Non lo vede in che merda di postazione mi hanno messo? Secondo lei qui esiste una ben che minima possibilità che vi sia un collegamento internet?»

«Sì me ne rendo conto. Per questo volevo chiederle se mi può copiaincollare i file su questa chiavetta.»

Hagrid si volta di scatto e dalla folta barba percepisco fuoriuscire un genuino «Cazzo che stupido.»

Rubeus Hagrid shock

La controfigura della Bergman si zittisce e si rannicchia in un angolo a giocare con i Lego. Mi scarico le classifiche e me ne torno a casuccia a scrivere casualità centauriche cercando di stare all’interno di limiti volubili senza capirne alcunché. Prima, però, mi carico di un hot-dog con polvere di bacon e cipolle, senape e salsa piccante. 

Annunci

2 comments on “Triplo bacon con la morte. Grazie.”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.