Addio Alexander Shulgin, inventore del Campari

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Delvaux Paul - Donna allo specchio

«Se c’è una cosa che non sopporto quando principio a scrivere un articolo è non sapere come iniziarlo.»

«Con chi parli?»

«Parlo con me stesso, dovresti saperlo di riflesso.»

«Siamo diventati esperti giocatori con le parole?»

«Mi capita spesso stando davanti a uno specchio.»

Sto perdendo più neuroni del normale, mi si bruciano alla velocità della luce. Dovrei smettere di …, fanculo, se smettessi mi annoierei e che altro potrei fare? Diventare una persona per bene? Rispettando me e gli altri? In questo mondo di amplessati?

«Si dice complessati.»

«Non ho certo chiesto un tuo parere. Stavo facendo un discorso interiore e non sei stato coinvolto. Senza contare che intendevo esattamente amplessati.»

«La gente non è amplessata. La gente è… E poi che vuol dire amplessata?»

«Affetta da continui e ripetuti amplessi.»

«Che cazzo dici? Si può sapere che minchia ti prende?»

«Ti basta aprire gli occhi e lo vedi da te quel che dico. Tutti esseri così superficiali e ignoranti che si stupiscono di banalità assodate da millenni.»

«Quindi? Cosa centra con gli amplessi?»

«Le loro facce e le loro espressioni. Uguali.»

«C’è di peggio lo sai?»

Ma davvero mia dolce interiorità? Non mi dire. Da cosa possiamo cominciare? 

Dovrei smettere di pensare a queste cazzate e cominciare a scrivere quest’articolo. Mi pagano per farlo e ho un fottuto orario di scadenza. Meno quaranta minuti.

Bianconiglio ritardo Manga

Non riesco a concentrarmi. Nella testa mi si aggrovigliano decine di immagini. Si sovrappongono le une alle altre; fotogrammi lucidi della mia giornata. Un’accozzaglia di cazzate, di puttanate d’avanguardia in stile arte contemporanea che dittatorialmente si appropriano delle scarse facoltà mnemoniche del mio apparato celebrale. La concentrazione sulle cose serie si fa flebile, come gli ultimi spasmi della fiammella di una candela ormai esaurita e le vagonate di immondizia umana si stagliano vittoriose, salde e fieri davanti ai miei occhi.

Devo scrivere l’articolo, devo scrivere quest’articolo, lo devo scrivere ora.

Rido pensando al mio collega che titola, orgoglioso e fiero della geniale trovata, il suo ultimo articolo, di dubbio interesse:

Titolo Campari Averna Braulio

“Campari si beve l’amaro Averna e il Braulio insieme al whisky canadese.”  Qui

Non sai nemmeno che gusto ha il Campari, figuriamoci l’Averna; per non parlare del Braulio. Dovresti partire dall’amaro Amaro. Dovresti partire dall’ignoranza più totale. Dovresti sapere come si possono contorcere le budella, come il sangue ti possa ribollire e fluire copioso nelle periferie del tuo corpo, come il calore che porta con sé possa portarti all’iperventilazione, ai sudori freddi lungo la schiena. Al gusto dell’amaro vomitato. Cosa ne sai te, signorino perbenino, il papi mi ha messo qui dentro e la mami mi lava le mutande. A quarant’anni suonati. 

Ma c’è di peggio lo sai? Certo che lo so. Ci sono le canzonette di Bello Figo.

Sono giorni che non riesco a mangiare delle banali penne col tonno. Però ho visto il video e ho letto tutti i commenti e a nulla vale saper che c’è gente di spirito che ti fa fare una risata. Come il Porseo. 

Commenti youtube il proseo

Bhe, io ho riso.

Forse il problema è che la gente si droga e pace all’anima di Alexander Shulgin. Un vecchietto capace di arrivare alla soglia dei novanta con alle spalle duecento sostanze psicoattive provate sulla sua pelle e il merito di aver regalato al mondo MinutiDiMassimoAsservimento alle regole del “mondo per bene”. 

Alexander Shulgin
C’è chimica tra di noi.

Eppure non può essere nemmeno questo, altrimenti saremmo tutti grandi sintetizzatori. Visionari. 

Bracking bad

Le cose andrebbero meglio. Non per gli avvocati, è certo, avrebbero sempre meno casi ben definiti. Elefanti rosa, motozappe in crisi esistenziale, gas urticanti in piena crisi di nervi, ecc.

Mia nonna che travasa il vino è solo un’altra delle tante immagini che mi impediscono di lavorare.

«Che travasa il vino?»

«C’eri anche tu.»

«Lo so. Come può disturbarti l’immagine di una vecchietta che spina vino nelle bottiglie?»

«Di aceto; non risciacquate.»

«Giusto.»

Forse sto solo escogitando un modo per scappare ai miei doveri, per evadere dagli obblighi che mi sono assunto, o forse sono semplicemente stanco e la mente agisce di conseguenza.

«Lo sai che per scrivere sta cazzata rischi di non completare l’articolo?»

«Adesso mi concentro.»

«Guarda che questi ti scaricano.»

«Fammi pensare come potrei iniziare.»

«Basta che ti muovi.»

Era una notte buia e tempestosa…

«Davvero?»

«È un successo assicurato.»

Era una notte buia e tempestosa

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2 comments on “Addio Alexander Shulgin, inventore del Campari”

  1. Write more, thats all I have to say. Literally, it seems as though you relied on the video to make your point. You obviously know what youre talking about, why throw away your intelligence on just posting videos to your site when you could be giving us something enlightening to read? edfbggkeaeac

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