Il suo Gatto Nero

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Pub Gatto Nero Arco (TN)

Un posto dove poggiare il culo.

Sembra una cosa banale e quasi scontata, perché, bene o male, tutti noi abbiamo un posto dove sederci. Eppure ci sono posti che non sono semplicemente delle sedute in cui portare noi stessi e i nostri pensieri, ma posti in cui poggiare il culo.

Quanto è bello avere un luogo personale nel quale estraniarsi e trovare la giusta concentrazione filosofico-meditativa? Ognuno di noi lo ha, lo vuole e forse ne è alla continua ricerca.

Io non parlo di nulla di tutto questo. Posti così ce ne sono, mutano nel tempo ed invecchiano con noi. Probabilmente ne cambieremo qualche centinaio nel corso della nostra intera vita. Quello di cui parlo è un posto così intimo da vivere nel paradosso della condivisione. Un posto personale, ma per tutti. Un posto dove ognuno di quelli che lo frequenta trova se stesso nella comunione dello spazio con gli altri. Un posto così, per me, ha un solo ed unico nome: Il Gatto Nero.

Il Gatto Nero, per chi non lo conoscesse, è un pub di una cittadina del Trentino meridionale, Arco, tanto piccolo quanto caratteristico. Ha un bellissimo bancone in legno scuro, l’atmosfera è calda, soffusa, ci si sente accolti non appena se ne varca la soglia. Pochi tavolini strategicamente illuminati accolgono gli avventori di questo gioiello gardesano. Legno e pietre, bottiglie e gatti. Questi sono disseminati negli anfratti e in ogni spazio libero sulle pareti, non reali, certo, ma vivi nel loro sguardo fotografico, o nel tratto della matita sul disegno o in un dipinto. Come non rimanere estasiati quando si ha la fortuna di sedere su di un piccolo divano blu e si lascia che lo sguardo vaghi al soffitto. Un affresco, che ritrae una Venere circondata da gatti, vi osserva dall’alto, vi accoglie sotto la sua ala protettiva, come una matrona che tutto sa e che tutto vede. Niente giudizi, niente rimproveri, solo e unicamente il suo sguardo penetrante e rassicurante che sembra dirti: «Qui con me, con loro, sei a casa.»

Loro, gli altri, non sono che persone come te, perse tra le insidie della vita quotidiana e che provano a cercare un briciolo di sollievo e una ventata di aria fresca per pacificare lo spirito. Tutto molto bello, descritto così, e mi si potrebbe obiettare che per quanto un luogo, in questo caso un locale, sia materialmente bello, ciò non basti a renderlo unico. Non posso che concordare. Il Gatto Nero trova la sua unicità nell’anima che lo pervade. La sua ingente potenza e la sua carica emotiva si sono costruite nel tempo, in un viaggio lungo venticinque anni e che purtroppo è giunto a una svolta. Quest’anima, capace di travalicare i confini della semplice location (a tratti itinerante) è frutto del lavoro ossequioso, minuzioso e capace di un grande uomo. Se tutti noi siamo stati abbracciati dal Gatto Nero il merito è unicamente di Tony.

Antonio è stato il proprietario e gestore di questa piccola nicchia di speranza e, purtroppo, ci ha lasciato, a causa di una brutta malattia, il 24 di settembre. Io faccio parte con tutta probabilità della penultima generazione che ha varcato quella soglia e, per quanto non sia tra gli ultimi arrivati, ho conosciuto Tony solo e unicamente tra i suoi tavolini. Non posso dirvi chi era veramente Antonio, ma posso dire chi è stato per me. Molti lo ricorderanno per la sua passione per le moto, La moto, quella sua due ruote che tanto amava e di cui si prendeva cura amorevolmente. Altri lo ricorderanno per i racconti delle sue avventure, altri ancora per il suo sorriso, mai finto e mai stanco. Qualcuno lo ricorderà per la buona musica, quel blues che spesso e volentieri armonizzava l’ambiente del suo locale tra una birra e un cocktail.

Io lo ricordo per avermi dato la possibilità di vivere quel mondo da lui costruito. Ricordo il nostro primo incontro, tanti anni fa, quando passai più di una volta davanti al locale, sbirciando dentro, senza avvicinarmi troppo, timoroso e impaurito da quello che avrei trovato al di là del portone di legno massiccio. Il locale è sempre stato frequentato in modo eterogeneo da qualsiasi tipo di persone, di tutte le età, e questa varietà era all’origine delle mie paure. Mi domandavo chi fossero, come mi avrebbero guardato, cosa mi avrebbero detto, ma soprattutto se sarei potuto entrare.

Da solo, ammetto, non ce la feci. Ero dannatamente bloccato. Un bamboccio ancora brufoloso con le labbra sporche di gelato. Dovetti aspettare un paio di amici, quei pochi e buoni compagni che ti porti sempre con te, nonostante la distanza e le scelte personali che la vita ti impone. Assieme riuscimmo a varcare quella soglia e fu subito amore. Spassionato e incondizionato. A una certa età si fan con più facilità cazzate che scelte oculate e così, spinto dalla voglia di rum, non potei che ordinare un Cuba Libre. Lo ordinammo tutti. Solo qualche mese dopo cominciammo ad apprezzare la vasta gamma di cocktail che le sapienti mani di Tony confezionavano con maestria, ma, a quel tempo, l’ignoranza schietta ci permeava. Così, spavaldi, bevemmo quel nettare prelibato con la velocità con cui si scola dell’acqua quando si è assetati. Il risultato fu quello di andare in balla nel lasso di una mezz’ora. Tra le risa e i capogiri epocali ci fu suggerito di asciugare. Ripeto: l’ignoranza docet. Ordinammo un secondo giro e questo ci mise definitivamente ko. Capimmo che forse, tutto sommato, un boccone non ci avrebbe fatto male e finimmo per assaporare quel po’ di cucina che poi diventò leggenda. Giorno dopo giorno assaggiammo tutto: dalle birre ai cocktail, dalla bruschetta ai gordissimi panini.

Al Gatto Nero le mie papille esigono un immortale “Pastronzo”. Se lo cercate sulla carta riporta la dicitura Patonzo, però per gli affezionati, per me, è e resterà sempre Pastronzo; una leccornia da leccarsi i baffi. Da gatto, ovviamente.

Quel primo giorno non fu poi tanto dissimile dai mille e più incontri che ne seguirono; sì ci furono serate più devastanti e serate più intime, salutari, quasi romantiche, ma tutte hanno un punto in comune, lo stato di benessere che ti accompagna sulla via di casa.

Potrei raccontare tanti altri aneddoti, sicuramente più belli e più interessanti, e in altri posti ad altra gente li ho già narrati, ma questo primo incontro è il simbolo di quello che Tony e il suo Gatto Nero mi hanno regalato ed è quello che porterò per sempre nei miei ricordi. Un posto dove poggiare il culo.

Con affetto.

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7 comments on “Il suo Gatto Nero”

  1. Ciao, sono il nipote di Tony. Ti ringrazio per quello che mi andava di leggere con le lacrime agli occhi. In questi giorni ho conosciuto e sto conoscendo mio zio sempre di più ma soprattutto mi rendo conto di quanto bene voleva e faceva alle persone che incontrava sul suo cammino. Ha lasciato un segno indelebile nella vita di molti e sapere che tanti lo ricordano come te mi riempie di gioa. Grazie

  2. Meravigliose parole, il Gatto Nero era il Tony. La persona sempre disponibile e disposto a darti un consiglio disinteressato sempre al momento giusto, un amico, io alcune volte lo vedevo come un padre. Il Gatto era la mia casa anche se nell’ultimo tempo non riuscivo più a passare così spesso.
    Mantengo meravigliosi ricordi e stupende chiaccherate… Grazie ancora per questo articolo.

  3. Ciao, sono la sorella del Tony del Gatto Nero. Volevo dirti grazie per le belle parole che hai scritto su di lui e sul suo Pub. Non mi rendo ancora conto che non c’è più, perchè lui c’era sempre quando avevo bisogno. Voglio pensare che ci è ancora vicino…grazie ancora, credo che il tuo raccontare gli avrebbe fatto tanto piacere perchè il Gatto Nero era la sua creatura…Silvana Mazzoldi

    1. Grazie per essere passata di qui a leggere. Mi fa piacere sapere che avrebbe potuto fargli piacere. Il Gatto è una sua creazione ed è davvero perfetta.
      Grazie e ancora condoglianze.
      Leonardo

  4. Soltanto oggi ho letto la tua risposta. Grazie ancora per le belle parole. Non sai il piacere che ci hanno fatto!!! Volevo anche farti i complimenti per come scrivi anzi descrivi i fatti e le situazioni. Bravo, non è cosa da tutti. Silvana

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