L’amore merdoso

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Uh yeah

Che specie rammollita. Tutti a credere che non vi sia niente di più forte dell’Amore. Tutti pronti a rispondere a tono, ritti sull’attenti, col petto in fuori gonfio di rabbia e rancore; pronti a tutto per dimostrare che l’Amore domina. Che l’Amore è la forza vitale ed essenziale che governa l’universo. Nessuna vergogna e nessun timore si frappongono tra l’uomo e la sua stramaledetta concezione che tutto sia edificato e guidato attraverso le leggi dell’Amore.

Diavolo se ci credete. Vi attaccate con le unghie e coi denti, vi afferrate anche alla più piccola e insignificante speranza che tutto abbia un suo perché insito nell’Amore stesso. Miliardi di risposte tutte differenti, eppure riconducibili a questa energia dai poteri inenarrabili, che travalica lo spazio e il tempo, e che si frappone fra l’umanità e il suo lento e inesorabile declino. Per alcuni è Dio, per altri è energia di vita, per altri ancora è speranza di miglioramento, è sfida alle persecuzioni razziali e di genere. Con l’Amore spiegate la vita, la sua misteriosa e magica comparsa. Scienziati e intellettuali di fama mondiale si arrendono all’evidenza dell’incapacità di poter spiegare cosa sia Amore. Innalziamo i peggio sentimenti alla sua soglia celestiale e senza che squillino le trombe rendiamo grazie alla sua presenza.

Che specie rammollita.

Che possa spegnersi in un giorno non troppo lontano tutto l’ardore dell’umanità per questa  concezione d’Amore. Abbiamo consumato fin troppe pagine sulla sua magnificenza, narrandone con dovizia di particolari la sua spregiudicata irruenza. L’Amore non è benevolo, non è l’apice della felicità e non è il più certo segno manifesto d’amore.

Che voi vogliate credere a queste parole puerili, qual son io davanti al vostro stato di adulti, o che le rigettiate come polvere al vento, a me non tange, ma mi preme almen supporre che fra tutti voi vi sia alcuno che possa fidarsi di me e in cui il mio verbo possa fare breccia.

Non navigo in antri bui e oscuri, come viaggiatori dello spazio tra Wormhole e Gargantua, come un futuristico Odisseo alla disperata ricerca di quello che per noi è casa; e vi posso assicurare che in fondo a ogni buco non v’è l’Amore. Che ne dica Nolan. Eppure, come spesso accade nelle cose meno ovvie, è proprio un pertugio a rendersi meritevole di attenzioni. Per quella fine fessura tutti noi dovremmo mettere in discussione le nostre vite, i nostri ardori, le nostre passioni, i nostri istinti più reconditi, più biechi o più limpidi che siano. Per quel piccolo e obliato orefizio tutti noi dovremmo rendere grazie. La sua forza è maggiore di quella dell’Amore. Il suo impegno è costante e giornaliero. La sua lealtà verso l’umanità è indubbia. Si prostra a noi come noi dovremmo prostrarci a lui. Si immola per le nostre cause senza costringerci a prenderne parte e ci solleva da tutti gl’impicci che l’esistenza ci impone. È solo grazie a lui, a questa inascoltata fessura se l’uomo è stato capace di superare le difficoltà dell’evoluzione. Un buco, sì, buio, è vero, inascoltato, non del tutto esatto, ma vitale per la specie umana.

Avete avuto la pazienza o la sconsideratezza di arrivare fin qui, a leggere queste parole spicce, e vi chiedo ancora un ultimo piccolo sforzo.

Ognuno di noi ha un momento, almeno uno, nel corso dell’intera giornata in cui raggiunge l’apice del piacere, la vetta più alta della soddisfazione. In quel momento nessuno lo sa, o meglio, nessuno lo vuole ammettere, ma quel piacere così intenso ha una forza tale da annientare all’istante quella dell’Amore. L’Amore, ch’a nullo amato amar perdona, deve cedere il passo, abbandonarsi esso stesso al piacere di quell’istante e riconoscere la sconfitta. Quel momento, intimo, personale, decisivo per il succedersi degli eventi, altro non è che la defecatio matutina bona tam quam medicina. (La cagata mattutina fa bene quanto una medicina). E, signori miei non siate ingenui, il solo e unico responsabile di tale soddisfazione è il Sig. Buco di Culo.

Anatomia_Fem_Ano

Parce mero, coenato parum: non sit tibi vanum                 Sii parsimonioso col vino e coi cibi.

Surgere post epulas: somnum fuge meridianum:               Alzati dopo il pasto: fuggi dal sonno pomeridiano:

Non mictum retine, nec comprime fortiter anum.              Non trattenere l’orina, non stringere forte l’ano.

Haec bene si serves, tu longo tempore vives.                   Se ti servirai bene di questi (consigli), vivrai a lungo.

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