Ka boom Rico, Ka boom

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«Golia?»

«M?»

«Golia?»

«Eh?»

«Golia?»

«Che ghèt?»

«Riflettevo…»

«Mi lasci dormire?»

«Non ti senti solo?»

«Sei andato da Pet a farti di bamba tagliata con l’intonaco annerito dai gas di scarico del nostro eccellentissimo servizio pubblico?»

«Ti rendi conto dell’inverno che abbiamo passato?»

«Sei sbronzo alle 5:45 della mattina? Se ti sei bevuto la mia scorta di Tavernello t’ammazzo.»

«Questo inverno è stato più caldo del solito.»

«Ti stai lamentando, cretino?»

«Io mi sento solo. Abbandonato.»

«Ti giuro che non ho più intenzione di andare oltre.»

«Con questo inverno mite nessuno parla di noi barboni. Nessuno.»

«Vado a cercare dell’erba. Queste cazzate prima che sorga il sole non le reggo.»

«Pensaci! Non si parlava che di noi da fine novembre a febbraio. Ci consideravano, ci aiutavano con finte opere di bene, tipo quelle enormi cene in tendoni riscaldati, a bere brodo in dado Star e a sorridere alle telecamere. La Durso mandava le sue cagnette a farci le interviste e ci fissava dallo studio con gli occhioni languidi. Noi si sparava le solite quattro cazzate e tutti si commuovevano. Lacrimoni che mi riempivano il cuore d’affetto.»

«Tu sei malato.»

«Adesso se non si muore non si ha popolarità.»

«Di cazzate ne ho sentite…»

«Ma, cosa? Dico il vero e lo sai bene. Siamo barboni mica coglioni.»

«La morte ha sempre fatto oudience. È solo che quest’anno stentiamo a morire visto le temperature miti.»

«Lind è morto giusto ieri.»

«Lind s’è scolato l’ammoniaca pensando fosse Sprite. A nessuno fotte sega di un tossico senza occhiali.»

«Quindi adesso ci sono preferenze nelle morti?»

«Questo caldo invernale ti ha dato alla testa.»

«Sto solo cercando di capire.»

«Ti spiego: in una scala da 1 a 10 valgono come interesse i punteggi 8, 9, 10. Il resto è merda.»

«Cioè?»

«Tossico che beve l’ammoniaca? 3. Diritto di cronaca negato. Bambino benestante vittima di bullismo? 8 risicato. Diritto di cronaca da giudicare; in tempo di magra si gioca il jolly bambino ricco morto di… . Se noti ai Tg questo tipo di morti vengono annunciate anche con giorni di ritardo. A volte settimane. Ne fanno scoppiare un caso per almeno un mese, ammesso che non salti fuori qualcosa con un punteggio più alto.»

«Quindi i barboni che punteggio hanno?»

«Anche qui la questione è ambivalente. In estate gli danno un 5. Se il morto ha alle spalle una buona storia su cui non si deve ricamare troppo si arriva anche a un 7,5; trovi spazio in qualche Tg regionale o su qualche pagina di quotidiano locale. In inverno invece abbiamo un 8 risicato.»

«Solo? Ma tutti quei servizi?»

«Il collegamento con noi è il freddo e in inverno non si parla di un cazzo di altro se non del freddo, delle nevicate, dell’incapacità delle amministrazioni di gestire l’Emergenza Neve, delle valanghe e dei vip a Cortina. Non puoi fare un Tg unicamente sulle stalagmiti di sperma del cazzo del tronista di turno. Laggente deve trovare una valvola di sfogo per i sentimenti di armonia e compassione tipici del periodo natalizio.»

«Cioè noi siamo la scusa che permette allaggente di aprire il proprio cuore perché altrimenti non riuscirebbe a farlo con “i loro simili”?»

«Esatto. Ti dirò di più, madre che fa saltare le cervella al figlio 9, marito massacra di picconate la moglie 9,5 con livelli di empatia che fanno schizzare i prezzi degli spazi pubblicitari; il punteggio è viziato dal potenziale di risse verbali che si scatenano in ogni media.

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Femministe che sgallinano in favore dei pari diritti promulgando castrazioni random, giusto per far capire l’antifona; mentre i maschi colpiti nel profondo si sbronzano e rincasano escogitando la giusta angolazione per badilare la consorte e ottenere un volto di Cristo con gli schizzi di sangue che si proiettano sul muro del salotto.»

«La morte di un Vip?»

« 10, ma ha breve durata. Parte altissimo per scemare già dopo un paio di giorni intorno all’8; quindi si valuta come e quanto parlarne. La fortuna è che per qualche anno puoi riproporlo con un valore tra l’8,5 e il 9»

«Gli attacchi terroristici?»

«10+»

«Dieci più?»

«Tipo la lode o il bacio accademico. Un punteggio in più che salta fuori ogni tot per dare maggior risalto, ma senza sapere bene perché.»

«Un atto terroristico non può soggiacere a queste logiche commerciali. Non voglio nemmeno pensarlo. E il sentimento? Questi atti logorano l’animo delle persone.»

«Il sentimento? Partiamo dal presupposto che le persone non esistono più da mo’. Ora c’è laggente. Laggente non ha emozioni e quelle che crede di avere sono concettualizzazioni che non gli appartengono, che ognuno di loro imbraccia per avere un maniglione antipanico al quale aggrapparsi.»

«Sulla morte degli altri? Altri così vicini a loro?»

«La morte è l’unico termine di paragone che ci accomuna e se si riesce a governarlo a farne avere paura in un modo o a non averne in un altro allora hai il controllo dei pensieri di molti; se non di quasi tutti.»

«E Charlie?»

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«Cosa Charlie? Hebdo sarebbe defunto da solo se non fosse sopraggiunta la morte a salvarlo. Forse salvarlo no, ma a dargli una boccata d’aria fresca. Charlie stava fallendo, avrebbe presto chiuso i battenti; niente fondi per un giornale sopra le parti e ora con le ingenti vendite che seguiranno al massacro potrà vivere; anche con qualche stipendio in meno da erogare.»

«Dio santo! Quello che dici è terribile!»

«È la verità, è ironia, è ridere in faccia alla morte.»

«Ci sono cose che in certi momenti non puoi dire.»

«Laggente non può. Io si. Noi sì. Noi non siamo nessuno, scarti umani, un peso per le amministrazioni, meno si sa che esistiamo e più la città, laggente, sorride. Noi siamo un giocattolo per le masse, il cucciolo di cane regalato al bambino triste, usati un po’ e poi abbandonati a noi stessi. Non esistiamo e in quanto inesistenti abbiamo in premio la totale libertà di espressione e opinione. Qualsiasi cosa diciamo, non ha ricadute sociali e quindi se non può rimbalzare di zucca vuota in zucca vuota tra laggente, allora non è mai stata detta. Una cosa non detta non ha peso. Charlie era ed è qualcuno che si è arrogato il diritto della libertà d’espressione. Ma se sei qualcuno non lo puoi avere. Nessuno lo può avere. Nessuno come noi invece sì.»

«Allora facciamo qualcosa! Risolleviamoci, riprendiamoci il posto nel mondo che ci spetta.»

«Non possiamo.»

«Perché?»

«Nel momento stesso in cui agisci, diventi qualcuno. Ti ci fanno diventare. Improvvisamente sei caricato di un dannato peso sociale. La tua parola ha un valore e come tale è in balia del tuo pubblico che volente o nolente avrai. Non potrai più prescindere dal tuo seguito e con questa massa dovrai fare i conti. Non sarai più libero di dire quello che vuoi, il tuo pubblico diverrà il tuo salvatore a spada tratta o ti pugnalerà alle spalle. Diventerai un qualcuno costretto a stare nelle rigide righe di un’idea embrionale, che avresti voluto sviluppare, ma che altri hanno sviluppato a tua insaputa e senza che tu te ne potessi accorgere; e quella, solo quella sarà la tua parola che dovrai seguire.»

«Quindi il diritto di dire la propria è di Nessuno e nessuno può avere tale libertà?»

«La puoi avere, se te la prendi, ma stai certo che a qualcuno non andrà bene che tu te la sia presa. Anche lui l’avrebbe voluta, l’ha spesso sognata, ma si è sempre imposto di essere ligio al dovere, di rispettare lo status quo, perché prima del benessere di sé stessi c’è la sopravvivenza; e allora col cazzo che costui ti lascia fare quello che avrebbe voluto per sé, ma che per spirito di pax romana non ha fatto. Un bel giorno gli roderà al massimo il cazzo e si verrà a riprendere quel tuo diritto, con le buone o con le cattive; e porco il demonio che sta sotto i piedi, se lo farà! Puoi starne certo.»

«Tutto questo è terribile. Non dovrebbero andare così le cose. Non si può fare assolutamente niente?»

«Fare? Allora non mi senti?! Non si può fare un cazzo. Se fai sei tagliato fuori, nessuna libertà, nessun diritto. Ti trasformano in un ausiliario del traffico ideologico dellaggente. E comunque non è un nostro problema.»

«Perché non siamo nessuno?»

«Sì, perché non esistiamo e chi non esiste non parla e non si immischia nei problemi che riguardano laggente; morti viventi. Mi accontento di bere verità fino a vomitare, fino a staa male e allora, e solo allora, godo nel sapere di essere uno dei pochi fortunati ad essere vivo e libero.»

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