Garda Chef ParDy Balle

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A volte mi chiedo come si possa mandare tutto in vacca quando in mano hai un poker servito; ma forse è meglio fare un passo indietro. A Riva del Garda si è svolto il Garda Chef Party presso gli hotel della famiglia Tonelli: in particolare Savoy Palace **** e Kristal Palace **** superior. Lo scopo dell’evento è quello di riunire importanti chef nazionali e food blogger di una certa fama, attorno a una tavola rotonda dove discutere di cibo e comunicazione 2.0. Tutto questo inserito in una nuova cornice tecnologica di promozione turistica, dove gli enti ricettivi devono mettere a frutto quello che il web offre loro, a costo zero.


Leggo la locandina, vedo chi ci sarà, chi parlerà e mi informo. Ho un solo pensiero: figata. Non c’è altro da dire. Deve essere una figata. Non può non esserlo. Ci si deve mettere d’impegno per sfanculare una figata del genere.

programma garda chef party 2015

No, giuro, sarà una fi… . Quindi sono qui a scrivere della giornata di ieri (sabato 22 marzo), fulcro centrale dell’evento con il convegno dal titolo “L’appetito vien conversando sui social network”.  Sono previsti cinque interventi con esperti di vario settore che portano la loro spiegazione al… . Al… . Dunque, allora il primo intervento diceva che, no però erano slide fatte al momento che riguardavano il giorno prima, quindi da questo si poteva dedurre che… Beh, sicuramente è stato utile; e poi serviva per rompere il ghiaccio. Con il secondo intervento infatti vengono date risposte secche e precise per… cioè, se voi avete una reputazione sociale che non va allora vi affidate a questa start up che vi dice che avete una reputazione che non va così potete, credo, esserne maggiormente consapevoli. Credo. Sul palchetto del Savoy Palace sale Paola Favarelli e, comincio a capire. Il suo intervento è decisamente il migliore, non solo da un punto di vista espositivo, ma è anche il solo a rispettare il tema del convegno. A meno che il tema non sia stato cambiato all’ultimo, non ci sia stato comunicato e allora sarebbe il suo l’intervento peggiore. Dubito; e poi mi fido di chi non si pettina: la trovo una sorta di onestà estetica. Seguono altri due interventi che descrivo come: A) vedi primo intervento; B) “…e poi ci troveremo come le star a bere del whisky al Roxy bar”.

Per onestà intellettuale vi devo dire che gli interventi non erano male, sapendosi distinguere l’uno dall’altro per svariati punti d’interesse, ma nel complesso risultavano fuori luogo, o comunque marginali, a ciò che il convegno avrebbe dovuto trattare.

Quello che però mi ha lasciato basito è stata la divergenza tra sistema propositivo ed effettiva realizzazione. Mi spiego. Parliamo della tavola rotonda, ossia il dibattito aperto. Inesistente. Carlo Vischi,  l’indiscusso mattatore di questa tre giorni, si è scarsamente impegnato nell’accendere il confronto. Un confronto verbale che si sarebbe dovuto avere, se non con la pur ampia platea, almeno con i blogger presenti, sollecitandoli e incalzandoli con qualche domanda. Ecco cosa proprio non ha funzionato. L’apertura al confronto tra le varie parti. La cosa peggiore è riassumibile in: “ Domande? No? Andiamo a discuterne all’aperitivo!” Convegno chiuso e archiviato in 43 secondi. Complimenti.

Perché? Semplice. Mano a mano che la giornata faceva il suo corso, ho capito quale fosse il vero centro di gravità, quel non dichiarato motivo di interesse di questo potenzialmente fichissimo convegno: una passerella mondana per i propri cazzi. Il risultato è quindi un flop totale dovuto a un autogol dell’organizzazione, maggiormente interessata a far apparire l’evento piuttosto che a farlo funzionare. Vincitrice indiscussa è stata proprio l’apparenza che per mezzo dei social network si è palesata in tutta la sua folgorante bellezza. E il bello si è visto davvero; eleganza, qualità nei prodotti e tanto tanto apparire. I blogger si sono impegnati attivamente per farsi notare. E notare. C’era più fregna (M & F) imbellettata che voglia di confronto. Una cacofonica esposizione di vagine e pettorali radical chic da far impallidire gli hipster più veri. Ovviamente c’era anche la solita masnada di artistoidi precostituiti. Tutto questo avrebbe potuto funzionare ugualmente se solo si fosse deciso di farlo funzionare. L’aspetto critico, la capacità di porsi dei quesiti verso sé stessi è essenziale al fine di progredire. Che mi si dica che oggi si debba fare così per avere un riscontro di un certo tipo ( in questo caso promozionale-turistico) non mi basta. Non in un convegno. Mi aspettavo una discussione su quello che questa nuova forma di comunicare potrebbe causare alla lunga. Perché è indubbio che l’utilizzo dell’immagine, così come è stato proposto nei vari interventi, crei un nuovo linguaggio che azzera molte della capacità critiche dell’uomo. Questo linguaggio potrebbe nuocere a sé stesso come un serpente che si morde la coda? A mio avviso sì e sarebbe stato interessante sapere cosa ne pensassero gli addetti al mestiere. Mi è parso di capire che questo non avesse alcuna importanza: oggi è così, domani non lo sappiamo, non ci vogliamo pensare e poi hai visto quella figa rossa?

«Quale?»

«Quella col tubino.»

«Sì, una bella signora. Quindi?»

«Sai cosa ti fa?»

Intorno alle 21 l’alcol scorre a fiumi. Per me non è un problema. Le “mignotte” (spero mi passiate la licenza poetica) stan sotto i lampioni come moscerini in piena estate. Per me continua a non essere un problema. Altro tema della giornata è il cibo. Assolutamente non un problema. Come questo viene interpretato, fotografato e utilizzato, non solo come fonte di turismo, ma anche come promozione dello stesso. Qualche problemino di etica sul raffreddamento delle pietanze in favore di uno stupido scatto, ma lo passo, sono pronto a sentire, seguire e a imparare. Quindi ci siamo. Ecco le portate. Buone. Buonissime. Cazzo che orgasmo. Gnam gnam! Sublime effluvio di sensazioni sul mio palato. Però, un vassoio non si svuota. Quello al suo fianco è preso di mira dai buon gustai della scarpetta. Il contenuto? Presto detto. Entrambe hanno al loro interno della pasta. Ma, da una parte quella di un pastificio e dall’altra quella di un altro.

«Hey! Quella pasta non è buona come l’altra, ma dalle foto che vengono postate sembrano entrambe buone.»

«Facciamoci un selfi tutti insieme!»

Autoscatto

«Si dice autoscatto, cazzo! Però il punto è che se un turista arriva al ristorante “X” invogliato da un’immagine accattivante, ma che non rappresenta in alcun modo il controvalore gustativo, cosa succede? Che ne è di questa parte di comunicazione?»

«Stringiamoci tutti!»

autoscatto seconda

«Vabbé, io continuo da solo: Senza contare che a quanto pare un pastificio incontra il favore ampio del pubblico, mentre l’altro no. L’uno si trova penalizzato nella guerra commerciale e l’altro avvantaggiato, grazie al mezzo di comunicazione visivo, che annienta l’aspetto critico in favore di un linguaggio piatto, ma visivamente efficace. La competitività viene annullata da un linguaggio privo di aspetto critico. Sarebbe da discuterne.»

«Peppé peppe peppe, peppé peppe peppe peppé!»

«No. Il trenino no, porco il demonio che sta sotto i piedi!»

Ancora una volta non fraintendetemi. Lussoria, lascività (per non dire mignottismo di ambo i generi) e alcool a volontà vanno benone. Io ci sguazzo in quel porcile e mi piace, ci sto bene come l’urina nel catetere e credo sia onesto non nasconderlo, ma se si riuscisse a conciliare anche la serietà sarebbe il massimo. Anche perché voi avete proposto di trattare quegli argomenti, muovendo una macchina organizzativa non indifferente. Averlo fatto bene sarebbe stato carino.

Alla fine la vecchia all’angolo cala un poker d’assi e si rimane di merda perché quei quattro “J” non servono a un beneamato cazzo. Perdonate il francesismo, pene.

*I dialoghi non sono stati presi pari pari dall’evento, ma sono una libera ricostruzione che vuole riassumere quanto ne è scaturito, col fine di rendere più avvincente la lettura; 

**Le foto vengono dall’interèt

***Gli asterischi servono a evitare scazzi legali. Se sa mai.

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