Come appena pescato

nessun commento

två-affärsmän-som-rymmer-ett-tecken-som-protesterar-med-olika-åsikter-39878678

Leggo un post sulla bacheca facebook di un mio amico, nulla di che, un articoletto di Alessandro Gilioli sul suo blogautore di L’Espresso. L’articolo scorre veloce su un tema assai attuale e spinoso come la tolleranza e l’intolleranza etnica. Nella fattispecie riporta quello che è successo la mattina del 29 maggio a Roma dove i bambini rom della baraccopoli antistante l’ospedale San Filippo Neri non sono andati a scuola per paura che venissero picchiati o cacciati dagli altri genitori, in quanto rom. L’articolo, nonostante l’accattivante titolo «Buonisti un cazzo» è assai “buonista”, ma solleva comunque una questione di una certa gravità. Tutto sommato non mi dispiace l’idea di un testo leggero che possa permettere la conversazione con toni pacati. Personalmente. Ma siamo in Italia, il cui popolo se non scende in piazza, se non si mette a scagliare anatemi contro schermi televisivi o dietro pseudonimi nel grande mare di internet, non è contento.

Infatti i toni si impennano al di sotto del post, in quel mondo parallelo che è l’universo dei commenti. Mi dico sempre che non devo leggerli, che sono appena stato in ospedale a causa del mio facile nervosismo, che a 25 anni mi ritrovo il sistema nervoso e cardiovascolare di un ottuagenario camerunense affetto da Aids, ma la tentazione è troppa. Vengo agganciato da frasi populiste e sragionate che si contraddicono a vicenda tanto da indurmi a credere di aver letto con continuità il pensiero di due autori… e invece no.Un commento però mi ha lasciato basito. Non è il peggiore, né il più insensato o il più inconsistente, bensì l’esempio chiave dell’italiota medio che in attesa del buffering dell’ultimo video di Valentina Nappi che si fa saggiamente slabbrare da un mandingo di 40 cm, non sa come occupare il tempo e opta per la rissa verbale a distanza di sicurezza.

nappi2

Vi confesso che c’è stato un tempo in cui anch’io l’ho fatto. Avevo 15 anni e al tempo le battaglie si giocavano sul campo di Netlog dove si poteva unire il piacere di una pugnetta

Troietta_supersexy Supersexy su Netlog_1275241936730

con il dovere civico di cagare il cazzo ad altri della tua età presi con le bombe.

hqdefault

Avevo 15 anni. A sedici scoprii la fica, con maggiori soddisfazioni personali.

Il commento incriminato è di Krusco_03. Leggiamolo.

Immagine 1

È la citazione di un tale; Carmelo Bene. All’anagrafe Carmelo Pompilio Realino Antonio Bene. Un nome un programma. Ora questo tale non è un tale qualsiasi, ma qui ci torno tra poco. Parliamo del fatto che il nostro amico Krusco_03 ad un articolo sull’attenzione a non confondere l’etnia con il comportamento culturale, risponde, almeno per lui saggiamente, con una citazione sul male operato della stampa, o meglio, dei giornalisti.

Un piccolo appunto: da giornalista in erba l’aforisma mi fa ridere e principalmente per due ragioni:

  • so chi è stato Carmelo Bene;
  • so come funzionano le cose nelle redazioni giornalistiche.

Oggi i giornali li scrivono i collaboratori. Ce ne sono tanti, sottopagati e largamente sfruttati. Grazie ai contratti di collaborazione il giornale riempie una pagina alla metà della metà del prezzo che impiegherebbe grazie a un giornalista iscritto all’albo.

snoopy romanzo 6

Il punto è che io che sono un collaboratore non rinuncerò mai alla possibilità di scrivere articoli a mia firma, perchè sono il solo modo che si ha per salire di categoria. Ora la domanda è: può un collaboratore scrivere quello che vuole? Certo che no. E un giornalista? Certo che no. O meglio, ci sono spazi e posti in cui si possono dire determinate cose e altri spazi in cui certe cose sono celate, censurate, cassate.

«Ribellati! Giornalista in erba, sii l’artefice del tuo destino! Denuncia e riporta l’informazione libera!»

Nulla di più semplice. Basta fondare un nuovo giornale, riuscire a venderlo oltre che ad amministrarlo e dare libero sfogo alla propria idea di giornalismo libero. Una passeggiata. Una passeggiata impossibile ai nostri giorni. Eppure concordo che qualcosa si può fare, ma per farlo devi entrare nel sistema e lavorarci da dentro.

Fino ad allora, caro Krusco_03, succhierò cazzi come non ci fosse un domani, mi detergerò il viso con la sborra del caporedattore, ingurgiterò frullati alla merda e tutto quello che serve. Perché solo questo mi permetterà in un futuro di decidere se quel gusto di merda e seme fecondo sarà la mia strada o se intraprenderne una nuova.

Lasciamo la carta stampata e torniamo da Carmelo Bene.

carmelobenesade1pa

Carmelo è figlio di borghesi coltivatori di tabacco e la madre, ultra cattolica, lo costringe fin da piccolo a tre-quattro messe al giorno. Che ciò possa in un qualche modo aver crepato gli equilibri mentali del giovanotto? Andiamo avanti. Carmelo cresce taciturno e timido, è un bambino introverso e, come egli stesso dirà nella sua autobiografia, critico verso i suoi insegnanti, incompetenti e pedofili. Che questo abbia aumentato la profondità delle crepe sull’instabilità mentale del giovane Carmelo? Andiamo avanti. Si trasferisce a Roma  all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” dove è insofferente verso i suoi insegnanti (A ri dajie) per abbandonare la frequentazione dopo il primo anno di corsi. Il papone gli paga l’affitto, il vitto e gli agi di una vita che comincia a poco a poco a diventare sempre più sregolata. Svuota damigiane di vino come se non ci fosse un domani e fuma due accendini al giorno. Ciliegina sulla torta: è il migliore amico dei carabinieri che lo arrestano un giorno sì e uno pure. Si legge che nel 1958 passa 325 notti nei commissariati di zona. Fate un po’ voi i conti. Che codesti fatti abbiano ingrandito le fragili crepe del suo equilibrio mentale? Andiamo avanti. È primavera e si apre la stagione degli amori. Carmelo punta il dito contro Giuliana Rossi e le dice:

«Tu che stai tanto sui coglioni alla mia famiglia!»

«Dimmi!»

«Sposiamoci»

«Sììììì!»

Tempo tre giorni e il padre piglia Carmelo per la collotta e lo interna in un manicomio per qualche settimana. Dite che questo avrà inciso sulla sua salute mentale? Uscito dal manicomio i due si sposano e lei sgrava. Nasce Alessandro. Data la stabilità delle menti coniugate l’infante viene cresciuto dai nonni, ma lo strazio è tanto che dio si rimbocca le maniche e schiaffa nel corpicino del piccolo Alessandro un tumorino così simpatico che lo accoppa in poco tempo. Ristabilito l’ordine dio torna a giocare a Risiko. La rifaccio la domanda sulla salute mentale? Andiamo avanti. Per passare il trauma della perdita del figlio, Carmelo si mette a leggere l’Ulisse di Joyce. Tutto. Qui esplode l’embolo definitivo e gli si spappola il cervello. In un bugigattolo di Trastevere fonda il “Teatro Laboratorio”. Una sorta di teatro-cabaret con spettacoli dai titoli pittoreschi il più pronunciabile dei quali è “Addio porco”. Non sono semplici spettacoli quanto happening per gente ricca e snob in cerca di forte emozioni. Parolacce e goliardate sono lo sfondo delle rappresentazioni per l’alta classe romana, ma Carmelo è flippato e raccatta attori altrettanto flippati. Così le cose sfuggono di mano e alla presenza dell’ambasciatore argentino, seduto tra le prime fila, durante lo spettacolo “Cristo ’63” gli apostoli Bene e Greco si calano le brache e inondano di piscio la platea. Mo’ l’avete capito che s’è perso qualche rotella? Chiusero il teatro, ma lui e la sua compagnia vennero chiamati in una villa privata sulla Cassia Antica da ricchi signori che volevano farsi pisciare in faccia dagli apostoli. Ecco.

Potete ben capire che di Carmelo Bene e dei suoi spettacoli si parla più che altro per via degli scandali e non della qualità. Diciamo che la critica stentava a capire la bellezza della regia e della recitazione e pare che ciò non andasse a genio a Carmelo. Ma va? In questo contesto matura la sua avversione a giornalisti e critici da cui proviene la frase sopra citata.

1909201293903_velenopervoi_carmelo

Io personalmente sono un grande fan di Bene, mi garba il suo polimorfismo, la sua contraddittorietà il suo continuo rinnovarsi e perdersi, ma non mi metterei mai a utilizzare un suo aforisma come critica verso una categoria. Sarebbe come boicottare la Coca Cola bevendo Sprite. Che c’azzecca? Vi consiglio di conoscere le sue opere e la sua vita, non ve ne pentirete e lo amerete. È stato un personaggio di indubbia importanza nella scena artistica italiana, sempre controcorrente, molto umano.

Ora, che come risposta a una questione di intolleranza si risponda accusando il giornalista di non fare un lavoro eticamente pulito mediante la citazione di un tipo che se fosse vostro inquilino scappereste in Vietnam a farvi prendere a calci in culo da qualche Vietcong, beh, mi fa morire dal ridere. Parole a caso per lucertole, al solo scopo di creare rissa. Purtroppo per Krusco_03 nessuno se l’è filato il suo commento, d’altronde Addison ha calato il jolly e s’è preso tutto.

Immagine 2

Ormai, caro Bene, la questione non è più avere una propria opinione, difenderla e cambiarla se lo si ritiene opportuno, ma scagliarsi contro tutto e tutti, alzando i toni per un qualche insensato piacere personale, e senza che la propria persona ne risenta. Ci affidiamo a manichini, pagliacci che vivono sulle nostre debolezze e ripetiamo come pappagalli le loro grida vuote. Ecco il popolo degli italioti, binomici attaccabrighe senza pensiero.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.