Dentro lo specchio

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specchio

«Sono davvero il solo a non capire?»

«Capire cosa?»

«Noi.»

«Noi chi? Non c’è nessun noi. Guardati bene in torno. Noi chi?»

«Io e te. Non vorrai dirmi che adesso non siamo più noi.»

«Sei da solo. Io e te sei sempre e solo tu. E con che dovizia di particolari che ti descrivi. Fossi capace di parlare di qualcun altro come parli di te stesso forse potrebbe esistere un voi.»

«Io non ti capisco.»

«Lo so. È la sola cosa che ti ripeti. E la ripeti da sempre ormai.»

«Non posso certo dire che capisco, che so, se poi non è vero.»

«La mia impressione è che tu sappia ma non ti voglia sbilanciare, non voglia fare un passo importante.»

«Non so di cosa parli.»

«Lo vedi? Stai già tirando indietro la coda. Pauroso. Timoroso di Futuro padre onnipotente.»

«Che paura potrei mai avere?»

«Ne avrei una lista infinita da dire. Tu sei atrofizzato dalle tue paure. Reso immobile da un mostro così piccolo nella realtà che ne hai fatto un demone di proporzioni bibliche. Non esiste quel mostro. Abbatti la tua immaginazione. Abbatti le tue barriere. Fai crollare quelle tue suggestioni autoimposte e torna a vivere. Ti rendi conto che sei un morto?»

«Non sono morto. Esisto.»

«Respirare è strettamente connesso alla vita. Tu esisti, d’accordo, ma vivi?»

«Come puoi dire il contrario?»

«Lo posso dire eccome. Guardati per una buona volta. So che lo sai fare.»

«Non faccio altro che guardarmi.»

«No. Tu ti osservi da lontano e vedi solo quel che vuoi vedere. Alla prima imperfezione distogli lo sguardo, miri altro e lasci correre. Un colpo di tosse e tutto è celato. Fintamente nascosto.»

«Adesso sei tu che eccedi in eccesso di zelo. Stai dando troppa importanza alle mie doti.»

«Come credi. Ma sei tu quello che non capisce.»

«Smettiamola una buona volta di litigare.»

«Non ne siamo capaci. È il nostro destino.»

«Adesso è il destino che ci guida?»

«No certo, ma dato che non hai intenzione di guardare le cose come stanno e agire di conseguenza, tanto vale tirare in mezzo la fantasia.»

«Credi che non sia capace di guardare al mondo concreto?»

«Non ti credo capace. Esatto.»

«Ci vivo nel concreto.»

«Può ben darsi. Anzi, è certamente così, e proprio per questo ti proteggi un una bolla di fantasia, di immaginazione.»

«Menti sapendo di mentire.»

«Io sono te, sei tu che stai mentendo. Ancora una volta. Ti proteggi da tutto e da tutti con castelli di fantasia. Crei mostri di paura, li alimenti e li liberi nel reale. Li fuggi, li combatti. Una finta lotta? Questo non lo so nemmeno io.»

«Che cosa non sai?»

«Se le lotte che dici di fare, quelle che realmente affronti, siano veri scontri, vere battaglie, guerre personali di indiscutibile importanza; o se sono solo creazioni della tua stupida necessità di costruire un mondo colmo di fantasie per proteggerti dalla realtà. Per non affrontarla a viso aperto. Da che ti nascondi?»

«Non mi nascondo.»

«Per tutti è il contrario.»

«Che lo credano.»

«Lo credono.»

«Non m’importa.»

«Sì che ti importa.»

«Smettila. Lasciami in pace.»

«A fare? A masturbarti continuamente sui soliti video porno immaginando puttane per alleviare i tuoi sensi animali? O ad annegare in alcoliche tempeste le tue immaginifiche bramosie?»

«…»

«Almeno poi togliti quello sperma di dosso.»

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