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Se cortesemente poteste uscire sul balcone a cantare o applaudire o a sprizzettare, scegliete voi cosa fare, continuando a dire che #andràtuttobene per 475 volte ve ne sarei grato. Così, giusto per ricordare a quante famiglie non è andata proprio proprio benissimo nella sola giornata di oggi mercoledì 18 marzo 2020. Insieme a loro non è andata bene a chi ha assistito a 475 ultimi respiri, a 475 chiamate ai familiari, per informarli, in alcuni casi, nel pieno della notte, che possono smettere di sperare, che il loro caro è spirato e che, se riescono, dovranno ricordarselo, perché di vederne la salma non se ne parla proprio.
Non è che non sopporto l’ottimismo, tutt’altro, ma faccio il giornalista e in certi casi, questi casi, bisogna essere semplicemente chiari e onesti. Soprattutto in quest’epoca dai facili abbagli, dalle leggerezze vendute per grandi azioni. Questa pandemia sta facendo il suo mestiere: infetta, ammala e uccide. Possiamo parlare dei dati statistici e dire che chi crepa è in massima parte un anziano. Dato vero. Un anziano con patologie pregresse. Altro dato vero. Ora, mentre #andràtuttobene sul balcone di casa vostra, giratevi e guardate nonna o nonno o vostro padre over 65 e ditegli addio. Saluti e baci. Ma dovete dirglielo senza guardarlo con gli occhi, usate la mente, visualizzate la sua faccia come meglio ve la ricordate. Sono certo che state facendo fatica perché in questi anni abbiamo dimenticato cosa significa guardare una persona in faccia, così tragicamente abituati a vederla “instagrammata” sui nostri dannati mobile phone. Sono 475 vite, 475 famiglie. Se a morire sono gli anziani, un bagaglio sconfinato di storia, usi e costumi, racconti ed esperienze vissute, ad ammalarsi sono proprio tutti dai giovani in su. Difficile che per gli anagraficamente vantaggiati ci siano delle complicazioni, ma non è impossibile. Quattrocentosettantacinque persone in un solo giorno. È un piatto pesantino da digerire. Il totale ad oggi dei deceduti è di 2978. L’11 settembre del 2001 le vittime degli attentati alle Torri Gemelle furono 2974. Allora, in quei giorni, il mondo cambiò. Le nostre morti, che saliranno ancora, non illudetevi del contrario, cambieranno noi, le nostre percezioni, le relazioni tra stati, l’economia. Forse i rapporti umani. Siamo ad una nuova svolta.C’è una cosa che non capisco però e parlo anche a quei miei stretti conoscenti, per non dire parenti, che non capiscono l’importanza dello stare a casa, il contributo concreto che questo comportamento può dare per fermare il contagio. Parlo di casa mia perché non mi va di parlare male degli altri che non conosco. Ai miei cari parenti vorrei chiedere: se quel giorno dell’11 settembre l’intero mondo si è fermato e per settimane avete avuto paura di quello che sarebbe successo nelle vie della vostra città, con la consapevolezza che non avevate alcun mezzo per fare la differenza, perché oggi, che la possibilità concreta di agire ce l’avete, lasciate che la paura bussi, insieme all’oscura signora, alla porta di casa vostra e dei vostri cari e dei cari di altri che incontrate casualmente durante il giorno? Tutti i giorni a fare la spesa, tutti i giorni a “passeggio” almeno per 3 ore, qualche corsa e un’infinità di andirivieni. Però, sul balcone, applausi ai medici che #andràtuttobene. Io personalmente me ne vergogno e me ne discosto. Anche perché dovrebbero prestare estrema attenzione per il ruolo di tutori che hanno nei confronti di un’anziana signora di oltre 90 anni che vive con loro. Io questa anziana signora, nonna, la ho nel cuore e sto a casa per lei e per tutti gli altri come lei e non solo.

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