In principio fu un vagito Ep.7

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Per prenderla alla lontana, ma nemmeno troppo, se ci rifletto attentamente, il primo vero viaggio della nostra famiglia, quasi al completo (mancava solo la nostra pelosona Gegia) è quello che, dall’ospedale, ci ha riportati a casa dopo una serie interminabile di giorni durante i quali siamo rimasti rinchiusi tra le “fredde” mura del nosocomio per colpa di alcune complicanze fortunatamente risolte nel migliore dei modi.


Il nostro ospedale di riferimento dista una trentina di chilometri dal nostro appartamento e per raggiungerlo si deve percorrere l’unica strada che mette in collegamento il nostro fondovalle con la valle confinante nella quale, appunto, si trova la struttura ospedaliera. Noi abitiamo in una zona di montagna, quindi non parliamo certo di tangenziali, ma di normali strade statali o provinciali. A questo si aggiunga che la medesima via di comunicazione è la sola e unica strada che permette l’accesso a circa 3 milioni di turisti all’anno in visita sul nostro territorio, l’Alto Garda.

Se cliccate sull’immagine un piccolo regalo per voi. Un video per scoprire i segreti di questo splendido panorama


Quindi capirete anche voi che nascere intorno a Ferragosto non è proprio una pacchia.
Bisognava essere pronti a tutto perché di una sola cosa eravamo certi: dall’ospedale ci avrebbero cacciato. Sani lo eravamo e la stanza andava liberata per le prossime partorienti. Così ci siamo organizzati per affrontare quello che poteva essere un viaggio di mezz’ora o una processione a quattro ruote, sotto il sol leone, in fila indiana con la velocità di un bradipo e sussultando come pervasi da un persistente attacco di singhiozzo.

Più o meno funziona così (immagine di Il Nord Est Quotidiano)

La vera paura era per Matilde. Un pesciolino di poco più di 2 chili che si sarebbe dovuto sobbarcare un viaggio che anche per noi adulti si sarebbe potuto rilevare drammatico.
Mille domande: L’aria condizionata si o no? Finestrini abbassati? L’aria da fuori le avrebbe fatto male? E se le viene fame e siamo in colonna? E se piange e siamo in colonna? E se siamo in colonna e non si lamenta?

Alla fine, quel viaggio, è stato una delle tante conferme che riguardano questa piccola folle famiglia: quel che si deve affrontare lo si affronta, a testa alta, magari spaventati, con un sacco di dubbi, ma senza mai essere vittime del dubbio. Mi spiego meglio; senza che le paure si trasformino in prigione e ci impediscano di vivere la vita a pieno.

Fortunatamente quel giorno ce la siamo cavata piuttosto bene. Non ci abbiamo messo molto, nemmeno troppo poco, ma siamo arrivati a destinazione sani e salvi.

Quel giorno ci siamo convinti che il nostro futuro lo avremo scritto tutti insieme e abbiamo cominciato a mettere le basi per il domani, incrociando i sogni e le “essenze” di tutti noi. È un lavoro lungo che stiamo portando avanti con sacrificio e grande volontà.

Abbiamo subito portato a spasso Matilde perché imparasse a stare tra la gente, nelle città, nella natura. Non è stato facile, ma dopo prove, fallimenti, incazzature e quasi la voglia di lasciar perdere, Matilde ha cominciato a guardarsi attorno (probabilmente in quel momento la vista le si era meglio sviluppata) e da allora viaggiare e stare all’aria aperta è la sua grande medicina. Come per tutti noi. Là fuori, nel mondo, stiamo davvero bene.

È dura scrivere queste parole in questi giorni di quarantena e ancor più dura è l’attesa di poter tornare a vivere quelle emozioni. Noi, però, abbiamo deciso ufficialmente di provarci e di trasformare questa passione in un piccolo hobby-lavoro. Ci proviamo proprio nel momento più duro e quando tutto attorno ci grida: «Impossibile che questo si avvererà». Perché siamo così, affrontiamo le difficoltà per superarle. Crediamo in tutte le cose belle che ci sono là fuori e soprattutto nella nostra Italia che turisticamente e culturalmente parlando ha tanto da dare e da insegnare. Siamo convinti che una famiglia può viaggiare senza problemi, seppure con qualche accortezza e un minimo di organizzazione per seguire le esigenze del o dei bambini. Non ci deve spaventare viaggiare. Vi assicuriamo che si può fare. Lo abbiamo provato prima della quarantena mentre raccoglievamo il materiale per iniziare a raccontarvi di noi.

Oggi nel 50esimo anniversario della Terra ve lo ribadiamo con più forza: si può fare “tutto” con i bambini.
Questa quarantena ci ha fatto capire molte cose e tra queste anche che c’è veramente bisogno di prendersi maggior cura del nostro mondo, di conoscerlo e di rispettarlo. In questo viaggio, che comincia oggi, cercheremo di dimostrare anche questo.

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Buona festa della Terra dalla vostra Family

Leo, Mery, Maty e Gegia

Uno dei tanti nostri libri dei ricordi

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