Tre giorni di fuga in Toscana

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Run to the hill

“Non aspettate che sia troppo tardi. Fate vostro il tempo e impiegatelo per il bene di voi stessi”

Capitolo 1 – Riflessione

Ve lo ricordate il mondo com’era prima del Coronavirus? Ci si svegliava, si faceva colazione, ci si lavava, vestiva e si usciva al lavoro, si facevano commissioni per casa o per la famiglia e poi si rincasava. Routine stabile, monotonia e un senso di prigionia. Bei tempi quelli in cui bastava dire «Che noia! Facciamo qualcosa di diverso! Andiamo da qualche parte». Allora ci si organizzava e si andava alla scoperta di nuovi posti e nuovi sapori. Così è stato anche per il nostro trittico toscano, tre giorni di piena immersione on the road tra il mare l’entroterra e le città della splendida Toscana.

Avevamo bisogno di prenderci una pausa dalla frenesia e dalle incredibili disavventure che ci continuavano a capitare in quel periodo della nostra vita. Non ne andava dritta una. Ci sentivamo schiacciati e impotenti e ci sembrava di non riuscire a invertire la rotta. Volevamo solo staccare. Così senza troppo pensare abbiamo prenotato i posti dove avremo dormito. Due fantastici appartamenti, uno nel cuore storico di Pitigliano e uno nella romantica Siena.

Prima di tutto volevamo il mare, i suoi odori e colori, ma anche il calore della cucina toscana, attraversare un poggio e poi una collina e ancora isolarci e goderci un posto incantevole solo per noi.

Volere è potere.

In brum brum

Capitolo 2. La partenza

Sveglia in piena notte per lasciare in breve tempo il Trentino e raggiungere il mare di buon ora. L’emozione del viaggio si era impossessata di noi già la sera prima della partenza o più probabilmente nel momento stesso della prenotazione. Vi capita? La mente comincia a sentirsi libera, leggera e inizia a fantasticare, immagina sulla base dei ricordi delle avventure passate, unisce le più belle emozioni provate e crea un’immagine emotiva che ti porta in un nuovo stato d’animo.
Mi piace viaggiare quando ancora tutti stanno dormendo. Si ha la possibilità di vedere il sole che fa capolino con timidezza all’orizzonte.

Prima è solo un chiarore lontano e tenue, poi Apollo si fa coraggio e la volta celeste sembra dividersi in due, tra il mondo di chi dorme e quello di chi sta per destarsi. Infine la grande palla di luce fa capolino e accende i contorni di tutto ciò che tocca.

La nostra piccola utilitaria a gpl viaggia verso sud lungo la Brennero Modena A22 per poi immettersi sull’A1 in direzione Firenze. Fuori dall’autostrada abbiamo imboccato la superstrada Firenze – Siena e quindi la SS223 in direzione Grosseto. Infine, dallo svincolo per Orbetello, si raggiunge la nostra prima tappa.

Mulino Spagnolo
Facce da 5 ore abbondanti di macchina

Capitolo 3. Orbetello

Dopo 5 ore di viaggio siamo a Orbetello. Sono le 9 di mattina e il piccolo paesello costiero a pochi “passi” dall’Argentario è ancora immerso in un flebile stato di sonno. È febbraio e siamo ben lontani dall’affollata stagione turistica. In giro ci sono pochissime persone, molte serrande abbassate e una calma e una pace insolite per la località. Scesi dalla macchina il mare si fa subito sentire e il viaggio entra nel vivo. L’orizzonte a cui siamo abituati è quello delle alte vette delle Alpi, mentre qui, davanti a noi spazia in un infinito quasi tangibile. Orbetello vecchia sorge sulla punta estrema di una piccola penisola immersa nell’omonima laguna protetta a sud dalla Riserva Naturale Duna Feniglia e a nord dal sottile istmo della Riserva Naturale Laguna di Orbetello di Ponente, fazzoletto di terra su cui scorre via della Giannella che da Albinia e dalle Saline Sadun collega, insieme alla via della Diga, l’Argentario alla terra ferma. La laguna ci si è presentata come una tavolozza azzurra e magnifico e suggestivo è l’antico mulino spagnolo che dalle sue acque s’innalza riempiendo l’aria di storie passate. Decine di uccelli ci hanno fatto compagnia mentre con occhi sognanti respiravamo l’aria fresca della mattina.

Abbiamo subito fatto una camminata lungo costa, ammirando l’Argentario poco distante per poi percorrere il perimetro di Orbetello passeggiando su via delle Crociere fino alla polveriera Guzman. Infine ci siamo diretti nelle vie storiche della cittadina marina proprio quando la vita lagunare a poco a poco riprendeva il suo corso naturale. Incantevole il ritmo della quotidianità su via Roma e Corso Italia. Piacevole il respiro di piazza Plebiscito e di piazza Eroi dei due Mondi dove si trova il Palazzo dei Podestà o del Governatore, caratterizzato da un loggiato-porticato affascinante e dalla torre dell’orologio, particolarmente suggestiva. In origine fu sede del governatore generale spagnolo dello Stato dei Presidi. Incantevoli gli scorci che dalle vie perpendicolari alle principali regalano quadri di laguna e di orizzonte da fotografare e incorniciare. In una di queste vie secondarie ci siamo presi dei dolcetti di carnevale: le castagnole toscane con alchermes. Deliziose, goduriose e consigliatissime per spezzare la fame. Pregevole la cattedrale di Santa Maria Assunta e l’ex caserma Umberto I. Fanno sognare, infine, le mura di origine etrusca.

Capitolo 4. Argentario

L’Argentario incanta. I piccoli borghi di pescatori trasudano un passato glorioso che durante l’estate lascia il posto al più moderno e mondano turismo, ma l’essenza primitiva è ancora viva e fascinosa.
Porto Santo Stefano è ricco di colori e se il porticciolo affascina per l’areosità e la modernità, sono le stradine interne, le scalinate ed i palazzi storici a farti sentire veramente coccolato. Saliamo fino alla via Panoramica e lì ci dirigiamo alla Frotezza Spagnola. Sogniamo il tempo in cui velieri, pirati e viaggiatori venivano avvistati da questa struttura eretta tra la fine del XVI e l’inizio del XVII quando l’Argentario era sotto lo Stato dei Presidi voluto dal re di Spagna Filippo II in occasione del trattato di Londra nel 1557. Al suo interno consigliamo di visitare la mostra permanente “Memorie sommerse” per ripercorrere le varie tappe della ricerca archeologica subacquea, dagli anni sessanta ad oggi, riguardanti il “ di Toscana”, e le coste della Maremma.

Ci resta il tempo per raggiungere la vetta del Monte Argentario in prossimità di un ex stazione telegrafica oggi sede di un imponente ripetitore televisivo. Il panorama che ammiriamo rincuora.
A poche miglia di distanza l’isola di Giannutri e il sempiterno Giglio. Sogno il giorno in cui in barca a vela porterò tutta la mia famiglia in queste zone. È un mare fatto per essere navigato. È un mare che richiama alla vita, alla liberà, alla voglia di scoprire, conoscere, imparare.

Torniamo a livello del mare per passeggiare nel borgo di porto Ercole. Ci godiamo un aperitivo pomeridiano contemplando la pace di un posto che in stagione sarebbe ricolmo di persone e di suoni.
Prima di lasciare l’Argentario abbiamo in programma un’ultima tappa: goderci il tramonto da Forte Stella. Ancora una volta contempliamo l’infinito, l’orizzonte e ci riversiamo sogni e speranze. Sono panorami e momenti che riempiono: si fa il pieno di energia, di riflessioni, di ricordi e di tante emozioni. È in questi attimi che si riassume il bisogno intimo di viaggiare. Siamo nati per questo. Siamo nati per vivere quello che ci circonda. Siamo una famiglia così. Ci piace assai!

Capitolo 5. Pitigliano – Terme di Saturnia
Mentre il sole scompare all’orizzonte lasciamo la costa e ci addentriamo nell’entroterra toscano e raggiungiamo Pitigliano.
Qui la parola chiave è tufo. Raggiungiamo la cittadina arroccata su di un piccolo canyon con le prime stelle e subito prendiamo possesso del nostro appartamento. Carinissimo. La proprietaria, gentilissima, ci mostra le stanze e come utilizzare la stufa qualora volessimo stemperare l’ambiente. Qui, si respira l’odore del tufo. Siamo in pieno centro storico e, ovviamente, fuori stagione. I bar e i locali aperti sono quelli per la gente del posto. Questo è quello che vogliamo. Ci addentriamo per le stradine fino a quando la fame si fa sentire. Optiamo per una trattoria, Il Noce, in piazza Garibaldi. Si scendono delle scale e si entra nella sala “sotterranea”, scavata nel tufo, chiaramente. Ci rilassiamo, ci coccoliamo con una zuppa, un secondo di carne e un dolce, un buon bicchiere di vino. Esploriamo senza meta Pitigliano col favore delle tenebre ammirandone il fascino messo in risalto da una sapiente illuminazione notturna.
Chiudiamo così il primo giorno, sognando il domani.
Ci svegliamo prima dell’alba e dopo un breve saluto a questa affascinante cittadina ci dirigiamo alle terme di Saturnia, più precisamente alle cascate del Mulino. Si trovano all’aperto nel mezzo della bucolica Toscana e solitamente sono prese d’assalto da numerosi turisti. Non è il nostro caso. Il sole sta sorgendo e a febbraio non sono in molti a volersi spogliare in mezzo alla natura. L’acqua è 37,5 °C. Ci immergiamo, ci rilassiamo ci godiamo la quiete e il silenzio che ci circondano. Il vapore che sale dall’acqua, la terra brulla tutta attorno, colline, alberi e il cinguettio degli uccellini. Sebbene l’accesso sia gratuito, nelle immediate vicinanze vi sono anche delle strutture di supporto dove trovare servizi igienici, un piccolo bar ristoro, camerini per cambiarsi e accappatoi o altro materiale “necessario” a godersi questo spettacolo della natura.

È l’estasi dei sensi, l’armonia del tutto racchiuso in semplici istanti di piacere.

Capitolo 6. Direzione Siena

Saliamo nuovamente in macchina direzione Siena. Preferiamo i viaggi lenti e rilassati alla necessità di raggiungere in fretta e furia una meta. Abbandoniamo quindi le strade ad alto scorrimento e ci dirigiamo verso il monte Amiata passando lungo le sue pendici, attraversando paesaggi e paesini affascinanti e sorprendenti. Una strada più che consigliata. Fatela: Semproniano, Cellena – Petricci, Aiole, Arcidosso, Piagge, Montalcino. Sosta. Scendiamo e ci godiamo il borgo con un calice di brunello accompagnato da bruschettine di salumi locali. Il paradiso in terra. Ci sentiamo carichi e pieni di vita. Abbiamo attraversato paesaggi inaspettati e sognati, spesso visti in foto, in qualche film o in riviste di viaggio. Ora ci siamo dentro. Quello che ci circonda è reale e decisamente più bello. Viaggiare è prima di tutto esperienza.
Proseguiamo in direzione Buonconvento costeggiando il fiume Arbia che attraversiamo a Ponte d’Arbia, Lucignano d’Arbia, Monteroni d’Arbia, Isola d’Arbia. Ora siamo sulla Cassia sud ed entriamo finalmente a Siena.

Manca poco a mezzogiorno. Parcheggiamo e prendiamo possesso del nostro nuovo appartamento. Anche questa volta è un sogno. Siamo in un palazzo storico nel cuore pulsante di Siena. Abbiamo tutto il necessario e un cortile esterno o meglio, un chiostro, invidiabile.
Ci sistemiamo e ci dirigiamo alla ricerca di cibo. Ci viene in soccorso un piccolo alimentari che ci confeziona un panino freddo che è tutto un programma a luci rosse.

Come tutte le città ricche di storia, Siena non è seconda a nessuno e per visitarla al meglio ci vorrebbero settimane. È una città che pulsa, selvaggia in ogni suo aspetto e quell’impronta del palio non passa inosservata nemmeno in sua assenza.

Siena però, ve la sveliamo nel prossimo racconto.

4 comments on “Tre giorni di fuga in Toscana”

  1. Complimenti. Il vostro racconto mi ha fatto venire voglia di fare le valigie e partire subito. Immagino sia stato un bellissimo viaggio, vissuto nel migliore dei modi.

    1. Grazie Matteo! Siamo felici che ti sia piaciuto il nostro resoconto di viaggio. Spero che ci seguirete anche per le prossime avventure! Confermiamo, è stato un viaggio bellissimo!

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