26032022 – El Vedrèr Cap. 2

One comment

Quella prima salita, avvenuta a gennaio, non era andata come si aspettava. El Vedrèr, da qualche mese aveva intrapreso un consistente allenamento giornaliero. Una sua personale sfida che si era fatta vera e propria abitudine. Una vittoria di non poco conto, ma che non era diventata ancora tangibile anche perché il traguardo reale altro non è che la costanza del sempre. Ci vuole coraggio, ci vuole testa e ci vuole impegno. El Vedrèr ci aveva messo tutto questo e nella sua mente si era fatta la convinzione che salire sullo Stivo sarebbe stata una passeggiata. Non lo era stato. Anzi, la fatica lo aveva portato a dubitare di sé. Alle volte, le convinzioni ci portano a fare errori che non comprendiamo e che, nell’enfasi della sicurezza auto indotta ci spingono a dubitare di noi qualora quella sicurezza cessi davanti ad una realtà tangibile ben lontana dalle aspettative. Ci vuole ancora coraggio per capire che spesso non siamo noi quelli sbagliati, ma che si è solo commesso un errore. Quella volta non fu la mancanza di allenamento, quanto la sottovalutazione della salita. Credere di potercela fare solo perché ci si è preparati a dovere, non vuol dire non prestare attenzione massima alla sfida che ci si appresta a intraprendere. Ossia, mai sottovalutare alcuna scalata. El Vedrèr ha avuto coraggio e determinazione e non si è arreso. Ha capito l’errore, lo ha interiorizzato e due mesi dopo mi ha chiamato.

«Sabo, nem?»

Abbiamo fatto mente locale e mi sono permesso di ripetergli allo sfinimento l’importanza di scaldare le gambe, di avere un approccio costruttivo fatto di respiro e ossigenazione, di consapevolezza della salita, di bilanciamento delle energie.

Siamo partiti molto presto quella mattina del 26 marzo. Abbiamo parcheggiato la macchina al solito posto nella valletta “Ai Piani” ormai tanto cara alle nostre scorribande sullo Stivo. Abbiamo indossato gli scarponi, ci siamo tolti la giacca pesante – visto il cielo terso e l’imminente sforzo – e poi, prima di dare fuoco alle polveri mi sono permesso di essere ancora una volta fastidiosamente ripetitivo.

«Partiamo piano».

«Certo». Mi ha risposto.

La vita si fa maestra solo se si è pronti ad ascoltare i suoi insegnamenti. Un plauso a El Vedrèr che ha umilmente accettato l’errore della volta precedente, abbandonando l’imbarazzo della resa, per indossare il mantello della rivincita. Non vendetta. Semplicemente rivincita. Quella volontà di dimostrare a se stesso che gli errori sono parte di un crescita solida.

Siamo saliti fino a “Le Prese” con un passo decisamente più lento rispetto alla prima volta. All’incirca il primo tratto lo abbiamo affrontato con quasi 25 minuti in più.
Durante la prima salita l’ho osservato. Era certo di dover tenere quel ritmo, ma ho avuto la sensazione che non ne capisse realmente il motivo. Quando siamo arrivati a “Le Prese” lo sguardo era già cambiato.

Se nella prima uscita il bisogno di rifiatare era stata una necessità, ora quell’affanno era stato soppiantato dalla voglia di agguantare il monte, di raggiungere la bellezza della vetta. Non si parlava più di tempo, di minuti. Era la svolta giusta. El Vedrèr aveva appreso la lezione. Non si trattava semplicemente di realizzare che le gambe, ora, fossero il motore più potente che lui avesse mai avuto, quanto apprendere che l’animo suo ne era uscito rinvigorito e rafforzato da un’infusione di energia e di beltà che lo stavano spingendo con leggerezza a oltre 2.000 metri di quota.

Questa volta abbiamo intrapreso la salita dal versante occidentale che ti fa ammirare la Busa, il Garda trentino, in tutta la sua magnificenza. Il lago, le Dolomiti di Brenta, la valle della Sarca. Un paradiso che abbiamo la fortuna di vivere giorno dopo giorno.

La nostre gambe hanno macinato metri su metri permettendoci di ammirare i primi fiori che con forza incredula erano riusciti a sbucare dai prati arsi da una siccità inconsueta. La terra, priva di umidità, pregava per una sola goccia d’acqua. Anche quei fiori dovevano aver imparato una lezione importante, quella di saper gestire le risorse in luoghi inospitali come può essere una qualsiasi montagna, in quota. Quell’arsura, però, si stava dimostrando una sfida ostica. A una settimana da quel giorno una nuova perturbazione avrebbe ricoperto la cima di nuova neve riequilibrando terra, vegetazione, animali di quel nettare di vita che è l’acqua. La siccità, sta diventando un problema costante, in ogni stagione con conseguenze devastanti per l’ecosistema, al quale apparteniamo e di certo non possiamo credercene estranei. La siccità è un nostro problema, più che serio.

All’altezza della malga Stivo eravamo ancora in piena sintonia. Le gambe non davano segno di cedimento e il fiato permetteva di ossigenare cervello, muscoli e cuore.
Abbiamo abbandonato il sentiero per procedere sul prato. Ci sentivamo pronti per trovare la nostra strada.

Due uomini, due padri, due amici. Due anime in perfetta armonia col luogo.
Solitamente la quota porta un affaticamento che si intensifica mano a mano che ci si avvicina alla vetta. Per El Vedrèr, questa volta, la cima si era trasformata in un semplice punto di passaggio. Ha capito che salire, farlo bene, farlo con consapevolezza di sé è il vero traguardo.

Le ultime decine di metri di dislivello El Vedrèr se le è mangiate con leggerezza, con estrema soddisfazione e con assoluta padronanza del proprio corpo.

Arrivati. Ce l’avevamo fatta anche questa volta, con un passo più lento, ma costante che ci ha permesso di salire gradualmente senza intoppi, senza affaticamenti eccessivi abbattendo il muro dell’ora e mezza. Quaranta minuti in anticipo sul tempo della prima salita dell’anno.

Ci eravamo meritati il nostro premio, quella birra con grappa che tonifica e aggiunge gioia al sorriso di chi ora sa di aver maggiore consapevolezza del proprio agire. El Vedrèr non è semplicemente arrivato in vetta, non ha semplicemente migliorato la sua prestanza fisica, ha invece vinto una sfida di assoluta difficoltà: il controllo di sé nell’affrontare una difficoltà. Non c’è prezzo per certi traguardi.

Complimenti, ora sei un alpinista.

La nostra ricompensa

1 comments on “26032022 – El Vedrèr Cap. 2”

  1. Che racconto emozionante, grande forza di spirito di El Vedrèr. Grandissimo.
    E poi ne valeva la pena per la birra. Ahahahah.

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