27072022 – Ho svegliato Albi

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È buio. Il sole non ha ancora cominciato a rischiarare il cielo. Riesco comunque a intravvedere un po’ di nuvole. Sto preparando lo zaino per la mia settima salita allo Stivo. Sono diversamente emozionato. So che non vedrò l’alba dalla cima, sia perché la giornata non è delle migliori sia perché, a differenza del tramonto, il sorgere del sole non è così “bello” dal Marchetti.
Questa volta sarò completamente solo. Con me porterò solo i miei pensieri.

Sto scrivendo questo resoconto in tremendo ritardo, eppure, questo tempo di sedimentazione mi permette di vedere le emozioni di quella mattinata con un certo distacco e capire a pieno il turbinio complesso di quei giorni di fine luglio. C’erano le pressioni lavorative, la frenetica ricerca di riuscire a varcare una soglia tanto sognata quanto perennemente distante, i progetti futuri, il caldo asfissiante, la casa, la famiglia, programmare l’autunno, chiudere delle scadenze non più procrastinabili e una serie ininterrotta di compleanni.
Non sono pensieri speciali; è ciò che affrontiamo tutti quanti noi: giorno dopo giorno. Mi ha fatto bene salire all’alba sullo Stivo in completa solitudine; anzi, in compagnia di me stesso. Si riesce, attraverso la fatica, a fare ordine. O meglio, si riesce a dare ordine alle preoccupazioni. Sembra poco; è tanto. Il solo fatto di dare un peso specifico a tutto ti mostra la realtà dei fatti con schietta semplicità. Ti alleggerisce e ti permette di avere una migliore visione d’insieme.

Dal parcheggio (era più buio, ma i sensori del cell hanno schiarito di molto l’immagine)

Arrivato al parcheggio a Passo Santa Barbara il buio aveva lasciato spazio ai primi chiarori del giorno. Mi sono infilato gli scarponi e mi sono diretto verso l’attacco del sentiero. Ore 05.45 del 27 luglio. L’aria è fresca, ma non quanto dovrebbe. Penso all’autunno, penso a quando la brezza rinfrescherà le gote arrossandole. Oggi sarà caldo, caldissimo, persino in quota. Anche partendo presto la mattina.

Imbocco il sentiero e mi immergo nella quiete della montagna. Si sente il frinire lontano di qualche cicala e lo stridere di un paio di rapaci. Cammino e resto completamente immerso nei miei pensieri. Non percepisco il passare del tempo e proseguo indisturbato nelle profondità del mio io. Quando arrivo a “Le Prese” mi risveglio da questo sonnambulismo montano. Rifiato e mi dispiaccio di vedere un groppo di nuvole sovrastare il Marchetti. Guardo a valle e lì, in Busa, sta piovendo.

A valle piove copiosamente

Sono fortunato, mi sto godendo la montagna in completa solitudine lontano dalle piogge estive. Sto molto bene e nonostante la fatica ho proprio voglia di arrivare in vetta. Non manca molto. In breve tempo sono alla malga e in altri 20 minuti raggiungo il Marchetti. C’è silenzio. Le luci sono spente, ma la porta è sempre aperta per accogliere chiunque ne abbia bisogno. È una caratteristica che mi infonde estrema sicurezza e che definisce la reale funzione di questi luoghi: rifugio, protezione. La loro presenza è un caldo abbraccio reso ancora più caldo dalle persone che lo animano e che lo mantengono in buona salute, scattante, sempre sull’attenti.

A volte mi preoccupa vederli presi d’assalto da escursionisti che si sentono alpinisti provetti e che allo stesso tempo pretendono un trattamento da hotel stellato per il semplice fatto che a loro salire è costato fatica e in secondo luogo perché: “lavoro guadagno, pago pretendo”.

Questi sono luoghi per i quali è necessario portare rispetto e riverenza. Sono luoghi di protezione fatti di mura, legna, carne, sudore e fatica di chi è sempre pronto a proteggerti. Si deve chiedere permesso e ringraziare di poter avere, in vetta, tutto quel che i moderni rifugi riescono a dare.

A volte mi chiedo se ci debba essere un limite, ma è anche vero che la montagna è libertà, una libertà che si conquista rispettando regole ferree con le quali non si deve giocare o scherzare. Immagino che certe persone, prima o poi, si dovranno scontrare con i frutti della loro arroganza e delle infinite pretese; forse a quel punto impareranno, sperando non paghino il conto con la propria vita. Di recente, percorrendo alcuni sentieri ferrati, mi sono imbattuto in persone che, fin troppo sicure di sé, utilizzavano imbrago e set ferrata in malo modo, attaccandosi con un solo gancio o addirittura rimanendo slegati: per una foto, per un vagito di cieca potenza.

Poco prima delle 07.00 sono innanzi al Marchetti. Fischietto e canticchio. Sono uno scemo. Sento che il mio agitarsi desta il buon Albi che in pochi istanti mi accoglie. Mi suggerisce di evitare la birra con la grappa a queste ore. Ma… La mattina non si può rifiutare una torta fatta in casa con un buon caffè caldo.

Crostata fatta a mano: deliziosa

Il rifugio si sveglia al sentore del caffè e dalle camere escono i primi ospiti della notte. C’è rispetto, quiete, calma. Mi sembra di sentirlo il respiro del Marchetti: rilassato e colmo di energia per affrontare una nuova giornata. Lì, stabile, pronto a prendersi cura di noi camminatori di quota.

Pochi ma buoni

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