Categoria: Leggende

Senza una bussola

Non siete mai stati marinai se non vi siete persi in mezzo al mare, con la compagnia insidiosa delle onde che si infrangono sullo scafo e che sembrano indicare una rotta, mentre il vento ulula in altre vie e sulle vele portanti costringe il timone. L’orizzonte è curvo in lontananza, una leggera linea a distanza

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Zoppico perché è tutto quello che mi è concesso

Scrivo una poesia perché se in questo momento dovessi scrivere un racconto ci sarebbero solo bip in sottofondo. Passeggio per le vie del paese natale con mia madre che tiene il passo. Al mio fianco il mio Bau. Dolce, buono, bello assai. Poi d’un tratto un bambino si spaurisce vedendo il cane fargli le feste.

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Pitiriasi versicolore recidivante

Sono irrequieto. Me l’ha detto dio. Con la «d» minuscola. (O muta). Sono disteso a mo’ di salamella, avvolto in venti e più giri di lenzuolo intriso di sudore. Mi muovo convulsamente. Respiro affannosamente. Nella mia testa si susseguono decine e centinaia di immagini raccapriccianti che sono restio a narrare. Eppure un senso di mutua

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La merda a gl’irti colli

Che situazione del cazzo. Mi fa male la pancia.  Fa un male porco e non riesco a farmelo passare. Le vampate di sudore freddo mi smuovono la schiena. Sudo e mi sento ancora più vulnerabile, ma devo resistere. Non posso abbandonare questa cazzo di sedia. Ho la merda che mi bacia le mutande e non

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Do what you want ‘cause shopping ain’t free

Non sono una persona nostalgica, ma ho buona memoria e ricordo con attenzione i bei consigli che ricevo. Ricordo nitidamente il giorno e l’ora in cui mio nonno mi parlò a cuore aperto, elencandomi, in un flusso di coscienza continuo, tutta la sua saggezza.  Se ne stava seduto ai piedi di un ulivo senza fare

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Son qui per errore

Grasse risate Il giorno volge alla fine in un cerchio rosso fuoco che sparge calore e amore nell’aria di questo terso cielo invernale. “Potrei proprio andare a puttane.” È sabato sera e sono solo come un cane mentre passeggio, braccio a coltello, nella nebbia umana che invade il centro storico di Padova. Mi faccio largo

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Asperula: come se non ci fosse domani

Spesso non capisco come faccio a cacciarmi in certe situazioni, ma ad un’attenta analisi posso constatare con assoluta certezza che devono essere le situazioni ad impossessarsi di me. Ecco perché mi state guardando dal balcone di un palazzo tardo risorgimentale mentre siedo al tavolino di un bar con Hemingway e Bukowski che mi parlano senza

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Quattro personaggi in cerca di un posto

    “Presto! Chiamate un Esorcista! O un Elettricista o al limite un Paguro!” “FERMI! A voi serve un Pubblicitario!”     Mi sveglio trafelato e sudato e mentre respiro affannosamente, con lo sguardo di chi ha visto la morte in faccia, mi guardo attorno con l’agitazione e la convinzione che in questa stanza, al

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Avati un altro!

Sono sdraiato sul divano di casa, piazzato davanti al televisore a farmi bombardare da fasci di fotoni – e mentre vi scrivo una sensuale bocca rosso fuoco succhia il cazzo del suo bello tre file di sedili più indietro – mentre cerco di capire chi possa essere l’assassino. Secondo me è il maggiordomo. Per Orazio

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Ricordati che se improvvisi ti serve un costume

“Pronto, maschione?” “We.” “Oi.” “Beh?” “Hai chiamato tu.” “Giusto. Che fem?” “Boh.” “M.” “Nessuna idea?” “Nah… Vègnit ki?” “Va bom. ‘rivo.” Il fatto è che quando sapevamo cosa fare filava tutto liscio e regolare. Ci si divertiva molto.  Davvero tanto. Però sono serate, o giornate, che non ricordo. Mi ricordo di aver riso e scherzato,

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