Tag: Tuscany

Son qui per errore

Grasse risate Il giorno volge alla fine in un cerchio rosso fuoco che sparge calore e amore nell’aria di questo terso cielo invernale. “Potrei proprio andare a puttane.” È sabato sera e sono solo come un cane mentre passeggio, braccio a coltello, nella nebbia umana che invade il centro storico di Padova. Mi faccio largo

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L’antico smegma andava portato in salvo

Mettetevi nell’ordine delle idee di essere inevitabilmente e imprescindibilmente, dannatamente stronzi. Tutti lo siamo. Pure tu. È una condizione intrinseca che non si può debellare: esisterà sempre qualcuno a cui starete sul cazzo, a prescindere. Al quale non andrete a genio, così, a pelle. Che vi odierà semplicemente perché esistete. Tutto questo perché siamo curiosi.

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Asperula: come se non ci fosse domani

Spesso non capisco come faccio a cacciarmi in certe situazioni, ma ad un’attenta analisi posso constatare con assoluta certezza che devono essere le situazioni ad impossessarsi di me. Ecco perché mi state guardando dal balcone di un palazzo tardo risorgimentale mentre siedo al tavolino di un bar con Hemingway e Bukowski che mi parlano senza

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Universitette e piselli laser

  È un cambio repentino. Il salto decisivo. È varcare il confine. Essere oltre. Aldilà.   “Mi dia la fototessera, la ricevuta di versamento della tassa di preimmatricolazione, le carte di preimmatricolazione compilate in tutte le loro parti e il numerino della prenotazione del turno.”   “Quale tassa di preimmatricolazione?” “Avanti un altro!”   Era

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Avati un altro!

Sono sdraiato sul divano di casa, piazzato davanti al televisore a farmi bombardare da fasci di fotoni – e mentre vi scrivo una sensuale bocca rosso fuoco succhia il cazzo del suo bello tre file di sedili più indietro – mentre cerco di capire chi possa essere l’assassino. Secondo me è il maggiordomo. Per Orazio

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La crisi che non ti aspetti è una questione di tempismo

Luogo comune e frutto dell’ipocrisia che in questa modernità regna sovrana è il disprezzo per chi si ubriaca. Perché bere fa male, ma con moderazione allo Stato non spiace. Più equilibrio, allora. Un signore che scopro chiamarsi Ministero della Salute da un balcone antistante una piazza gremita urla la sua dottrina. “Fratelli, io vi dico, non

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LUCIANO: La sospensione sulle trasparenze

Noi che abitiamo “La Busa” lo sappiamo. In una piccola comunità si finisce per conoscersi tutti, quantomeno di vista, cosa che ci permette di sederci al bar tra amici e colleghi per immergerci in discorsi spicci, in pettegolezzi da aperitivo o in chiacchiere da cicchetto. Conosciamo i volti, a volte i nomi e sicuramente i

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Ricordati che se improvvisi ti serve un costume

“Pronto, maschione?” “We.” “Oi.” “Beh?” “Hai chiamato tu.” “Giusto. Che fem?” “Boh.” “M.” “Nessuna idea?” “Nah… Vègnit ki?” “Va bom. ‘rivo.” Il fatto è che quando sapevamo cosa fare filava tutto liscio e regolare. Ci si divertiva molto.  Davvero tanto. Però sono serate, o giornate, che non ricordo. Mi ricordo di aver riso e scherzato,

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L’insostenibile pesantezza dell’ipocrisia dell’umana stirpe

Definiamo il termine “grandi”. Chi sono? Tutti coloro che si credono in dovere di non farti dire la tua, perchè la loro esperienza ti supera di gran lunga e questo fattore di tempo li autorizza a fare quel cazzo che vogliono, in barba alla ragione. I grandi per l’appunto.

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Ce la farò il 30 Febbraio

L’anonimo giorno di un mese perduto in un anno qualsiasi della storia dell’umanità, un cosiddetto medico costringe un innocente feto alla nascita. Dopo nove mesi di resistenza il piccolo infante cede alle pressioni esterne, soffocato da un totalitarismo globale imperante che ne pretende l’avvento, pronto ad assoggettarlo al proprio volere, costringendolo a estenuanti rituali per

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